Ritorno al passato (con il pilates)

Non sempre provare qualcosa di nuovo è la cosa migliore. O meglio, a volte è semplicemente la migliore occasione… per tornare a quel che si è lasciato.

Nel mio caso specifico parlo della decisione di fare per un anno e mezzo acqua gym. Ho già spiegato il perché di questa scellerata scelta (qui: https://francescapetrucci.it/2019/04/05/acqua-gym-una-scelta-non-del-tutto-consapevole/), anche se devo ammettere che in quel momento, uscita da due interventi neurochirurgici a seguito di duplice frattura delle vertebre lombari non è che avessi poi tutta questa gamma di possibili attività fisiche, esclusa la fisioterapia di cui ne avevamo abbastanza sia io che il fisioterapista.

L’unica salvezza, mentre tentavo di eseguire gli esercizi nell’acqua ghiaccia marmata  della piscina comunale, si tratta di atti eroici, ne converrete, è stato il gruppo di donne che componevano il corso. Raramente ho trovato tanta accoglienza, armonia, offerta di amicizia e solidarietà totalmente gratuite e generose verso una perfetta sconosciuta. Ecco, non veder loro mi dispiace davvero perché compagne di corso così non se ne ritrovano facilmente. Ma tutto, si sa, non si può avere e, mentre loro posso continuare a vederle o sentirle, io di rimettere piede (gambe, pancia, schiena e tutto il resto) nella vasca, dove potrebbe tranquillamente sguazzare un’orca senza percepire differenza di temperatura alcuna con il mare del Nord, proprio non me la sentivo.

Senza fare nulla non ci posso stare, questo è sicuro: ne ho pagate care le conseguenze a fine estate, dopo aver oziato, fatto chilometri in macchina e soprattutto con un bracco di 40 chili al guinzaglio che tira come un mulo mi sono ridotta agli antinfiammatori se la mattina volevo scendere dal letto senza l’aiuto di un sollevatore.

Da tempo sentivo nostalgia, oltre naturalmente che per l’equitazione, anche per la danza: un’attività che ho praticato per dodici anni e che mi ha lasciato, a parte i famosi piedi a papera e collo del piede ricurvo, bellissimi ricordi. Per anni, dopo avere lasciato le scarpette da punta ho praticato il pilates, con enormi benefici fisici e mentali. Dopo gli interventi ci avevo riprovato una volta, rendendomi conto però di non essere in grado di eseguire gli esercizi, con delusione e amarezza avevo abbandonato l’idea.

Durante il lock-down però, ho seguito qualche lezione che mi inviava un’insegnante di danza con cui ho fatto pilates per due anni e che, strane coincidenze della vita, è titolare della scuola dove mio figlio fa break dance.

Sai che c’è, mi sono detta a settembre, io provo, al massimo vedo che non ce la faccio a seguire un corso intermedio, e ciao. Ho parlato con l’insegnante Martina, e, come sempre ottimista e sorridente, mi ha detto te prova, poi si vede.

Le prime lezioni sono state faticose: in effetti la mia schiena, priva di curva lombare e con la flessibilità di un piano di marmo, non si è mostrata troppo collaborativa. Ma chi la dura la vince e aver avuto a che fare per tanti anni con cavalli maremmani e bracchi una qualche capacità di perseverare te la conferisce. Sono molto contenta di questa scelta, rimettere piede in una scuola di danza e in una sala di danza è stato emozionante, e rigenerante.

La luce, le pareti di specchio, il parquet a terra, le sbarre: tutto mi ricordava un passato fatto di ore e ore trascorse a faticare a quella sbarra, certo, a fare un’altra attività che in vita mia non rifarò mai più, credo, ma la sensazione positiva e il benessere sono stati immediati.

Il pilates è un’attività diversissima dalla danza classica, questo è giusto precisarlo, ma si avvicina un po’ alla danza contemporanea, che pure ho amato molto, soprattutto se l’insegnante ha appunto una formazione classica, che io apprezzo moltissimo e peraltro a mio avviso si tratta senz’altro di una marcia in più. Non sono ancora in grado di eseguire tutti gli esercizi, e di alcuni faccio il livello base anziché quello intermedio o avanzato, ma non importa. Ci arriverò, piano piano, con la “duraggine” che sempre mi caratterizza in quello che faccio.

Forse alcuni non potrò mai più farli, tipo quello che ho scelto per la foto di copertina, giusto per ricordarmi di non prendere troppo gallo!, ma anche questo fa parte del gioco e va accettato: intanto mi godo la soddisfazione e la bellezza di essere tornata nell’atmosfera di un passato che ho amato molto. A volte riassaporare qualcosa del nostro passato è il miglior modo per guardare al futuro. Ero convinta che le emozioni legate al mondo della danza restassero confinate appunto nel cassetto dei ricordi, e invece si sono riaffacciate, seppur in veste diversa, nel presente.

Il Castello di Casalappi

Che la Toscana sia una meraviglia, non è una grande scoperta. E ogni volta che penso di averla girata abbastanza, di aver visto i posti più suggestivi, antichi, pieni di fascino e di bellezza, ne scopro uno nuovo, rassegnandomi, con piacere e un certo gusto, al fatto che in realtà non è possibile pensare “di aver visto tutto”, in una regione come la nostra. Continua a leggere

La sfera di Dioniso – GIS (Giornate Internazionali sulla Relazione Uomo Animale) Bologna 28-29 ottobre 2017

“Gentilissima Francesca,

Sono Eleonora Adorni, collaboratrice di Roberto Marchesini, etologo, filosofo e Direttore di Siua, Istituto di Formazione Zooantropologica, www.siua.it.

Le scrivo perchè in Siua siamo al lavoro per realizzare le Giornate Internazionali di Studio sulla Relazione Uomo Animale di quest’anno. L’argomento di quest’anno sarà il rapporto bambino/animale. L’evento si tiene a Bologna, presso il Salone delle Feste dell’Hotel I portici il 28 e il 29 ottobre… Per la giornata di domenica 29 ottobre ottobre abbiamo in programma un sessione mattutina dedicata all’editoria per i più piccoli e ci piacerebbe invitarti…”. Continua a leggere

Il ratto dell’Osvaldo Parte seconda: Papero prigioniero

Ed ecco la seconda parte del “ratto dell’Osvaldo” pubblicata su «La Nazione» di Pisa il 9 settembre 2017, con le illustrazioni di Tiziana Morrone.

Scusate eh, se v’ho lasciato così sur più bello, scommetto siete rimasti lì cor becco asciutto; m’ero distratto un attimo perché è venuto un mio ami’o a vede’ s’era tutto a posto. Ora ’un si fidano a lasciammi troppo solo, dopo quello che m’è capitato… e hanno ragione! Anch’io son stato un po’ un bischero, bisogna l’ammetta, perché come dice ’r detto fidati era un brav’omo ma ’un ti fidà era meglio. E io invece sono abituato a fa’ festa a tutti, perché mi voglion tutti bene, o allora, e poi ’un è che ho avuto tutto ’r tempo di fa’ i mi’ ragionamenti, ve l’ho bell’e detto no? Continua a leggere

Non me li voglio togliere più

È passato un anno. Proprio oggi, 5 giugno, esattamente un anno fa, esattamente a quest’ora mi trovavo in uno scomodo letto del reparto di neurochirurgia in una scomoda posizione (non ti devi muovere finché non sarai operata, cerca di respirare e basta). Cavolo sembra ieri. Eppure sono passati 365 giorni, non sono mica pochi. E non sono certo stati giorni facili. Due interventi, inframezzati da un’ombrellata nel viso, direi che non mi sono annoiata. Continua a leggere

Non di sole bestie

Di tutto mi potrete accusare, ma che sto scrivendo solo di animali proprio no! In effetti lo avevo premesso e promesso fin da subito: non solo animali nel mio blog “Scrivo da cani”! E non potete dire che non abbia mantenuto la parola data… al punto che credo che sia da troppo tempo che non parlo un po’ di ‘bestiole’, non pare anche a voi? Ma sì, direi perfino da troppo. Lo so che non si vive di ‘solebestie’, ma neppure senza ecco. Continua a leggere

A scuola di emozioni con MIA STORY, contro l’abbandono

Con le emozioni non si scherza…. Anche se ci si può giocare… imparando! E così ho accolto con gioia l’invito di una illuminata maestra, Elena Bergamaschi, conosciuta su FaceBook “per caso” o meglio per via di un paio di orecchie lunghe che ci hanno subito accomunato. Elena ha adottato una timida bracca di nome Isotta e ci siamo trovate a parlare di lei, dell’amore per i cani e anche di quello per i cavalli, passione che ugualmente abbiamo scoperto di condividere. Continua a leggere

Vatti a fidare delle amiche

Lo volete un consiglio? Spassionato, vero, dal cuore? Se le amiche storiche vi propongono un’uscita, di quelle che da tempo aspettavi, di quelle che ci voleva proprio, ma sì lasciamo a casa mariti figli appuntamenti scadenze lavoro… ecco, in questo caso qui, accettate l’invio certo, ma non vi fidate se vi dicono: abbiamo prenotato il ristorante vegano “per te”. Perché non sapete in che guaio vi mettete, dato che loro non sono vegane (e nemmeno lontanamente vegetariane) per nulla… Continua a leggere

Arrivano o non arrivano… ma quando arrivano?

Arrivano o non arrivano. Non arrivano. Ma quando arrivano? Ritardo, consegna sbagliata, chissà dove son finite le copie. Dove sono? Boh, e soprattutto perché non arrivano? Sarà successo qualcosa. Qualcosa di brutto che non ti vogliono dire. Le copertine sono venute blu invece di nere. Le hanno rilegate mezze in un verso e mezze in un altro. Hanno messo le copertine giuste ma il dentro no, è quello di un altro libro e non sanno come dirlo. Lo stanno ristampando tutto daccapo, di corsa, sperando di fare in tempo. Continua a leggere