Guido io o guidi tu?

Ho sempre avuto questo problema, a ballare. Ricordi di quando ero giovane, si intende, che si sono rinfrescati quando ho deciso di fare la lezione di prova del corso di danze caraibiche che Martina ha inserito nella sua scuola dove faccio pilates ormai da diverso tempo.

– Eddai vieni a provare!

– Sono vent’anni che non ballo, non mi ricordo nemmeno più come si fa…

Scuse, labili, che hanno retto poco. E infatti, ovviamente, sono andata. Perché ne avevo voglia, perché il latino mi è sempre piaciuto, anche se non lo ballo davvero da tanto tempo, e poi un corso vero e proprio non l’ho mai fatto, li ho sempre trovati noiosi. In realtà se hai un buon senso del ritmo e del movimento puoi imparare andando a ballare, se trovi i giusti cavalieri che ti sanno insegnare, e ti sanno “guidare”… Sembra facile, ma non è proprio così scontato.

Come previsto e prevedibile, quasi tutte donne. Nessun problema, finché si imparano (o ripassano) i passi ognuno per conto proprio, ovvero senza formare le “coppie”.

Ma, al momento di mettere in pratica le sequenze apprese insieme a un partner, è sorto il dilemma: come facciamo se ci sono così pochi uomini?

Io ho colto la palla al balzo: – Per me non c’è problema, faccio l’uomo.

Rovesciare i passi non è poi un grosso ostacolo, primo perché è vero che ho ballato tanti anni fa ma è vero anche che ho ballato tanto, e alla fine è come andare in bici, si traballa un po’ ma come far girare le ruote si trova il verso di ricordarselo. Secondo perché a me, fare l’uomo, piace.

Ho sempre avuto infatti un piccolo problema a ballare: guida l’uomo, dovrebbe. Non la donna. La donna deve stare lì, a farsi guardare, a farsi scegliere, e rifiutare tutti quelli che vuole finché non trova quello che le va a genio. Oh, almeno nel ballo funziona così eh! Ecco, quando il cavaliere che si propone ti sconfinfera gli dici di sì, e accetti di ballare. E dentro di te speri che sappia guidare, sennò, c’è poco da fare, finisce che guidi tu.

E hai voglia a rifarti quel discorso, che – anche qui, almeno nel ballo – il bello è farsi trasportare, lasciare che comandi il cavaliere, staccare il cervello, non pensare, ai passi da fare, alla direzione da prendere, alle figure, no… niente di tutto questo. Almeno nel ballo cavolo, ci pensa lui! Tu devi solo lasciarti andare.

Ecco, così dovrebbe essere. Ma all’atto pratico va diversamente, perlomeno a me.

E così mi sono detta stasera faccio l’uomo. Non me la sono mica cavata male: una signora mi ha perfino detto “però, ce ne fossero di uomini con la tua capacità di guidare!”. Mi sono sentita fiera del mio ruolo di maschio, almeno per una volta ricevo un elogio, per questa mia propensione, e non un rimprovero!

A un certo punto l’istruttore ha deciso che avevo fatto l’uomo abbastanza e che dovevo ripetere la stessa sequenza facendo la donna. E lì è stato meno facile. Non tanto rovesciare i passi – invertire i giri, cambiare la gamba e la direzione con cui si parte – quanto tornare mentalmente al concetto di “lasciarsi andare”; e non è andata benissimo. Soprattutto con quei poveretti di allievi che erano alle prime armi: con uno ho fatto lo stesso i passi dell’uomo, e devo essere stata talmente convinta e convincente che quello ha fatto i passi della donna senza manco rendersene conto. Con un altro sono stata più brava, e almeno ho fatto i passi giusti, ma quanto a lasciarlo guidare non se ne è parlato proprio. Poi allora mi ha preso l’istruttore, che aveva assistito divertito alle scene, all’attacco della musica mi ha guardato sorridendo e mi ha detto:

– Guido io.

Va bene, guida tu, che ti devo dire. E così, in effetti, è stato. O quasi, non posso dire di essermi affidata del tutto e tutti quei discorsi lì, ma insomma, si è creato il gioco, ed è stato divertente.

Quello che mi sento di dire a mia giustificazione è che non è colpa mia. Se guido io intendo. Perché il ballo è in qualche modo una metafora della vita appunto, solo con la musica di sottofondo, ed è uno dei motivi per cui mi piace tanto.

E allora lo voglio dire chiaro e tondo: se guido io, cari uomini, è perché non siete mai in grado di farlo voi. Perché non mi parrebbe il vero di trovare un cavaliere che ti cinge, ti guarda negli occhi e ti dice: – Segui me. Ci penso io.

E poi lo sa fare davvero, non che lo dice e dopo dieci secondi non sa dove e come farti girare. Non che lo dice e poi senti il “vuoto decisionale” che qualcuno deve pur riempire sennò il tempo passa e perdi il ritmo, e resti indietro, e resti fermo. Perché quando balli fermo non ci puoi stare, devi ballare, seguire la musica, devi andare fluido, deciso, sicuro. E per far questo ci vuole qualcuno che ci sappia andare davvero, non che faccia finta e dopo le prime due figure si è già perso e, di fatto, anche se non lo ammetterà mai, te lo chiede, con lo sguardo, con l’atteggiamento del corpo, con quel tempo che salta e che fa perdere il ritmo: per favore fallo tu, guida tu, che io non me la sento. Pensavo di sì e invece no. Ecco come stanno le cose.

Questa faccenda del dilemma “guido io o guidi tu” si pone per questi motivi, perché se un uomo sa guidare davvero, vai tranquilla che la domanda non te la pone neanche. Lo fa e basta. Senza tanti discorsi e senza tanti rimproveri alla donna che ha la pretesa di guidare al posto suo, perché vuol fare l’uomo. Non è che vuole fare l’uomo per forza, non vuole guidare per forza, il fatto è che siamo in due cavolo, e bisogna andare da qualche parte, qualcuno dovrà pur deciderlo, o no?

Intanto io ho deciso che mi darò a un corso di tango, vediamo se almeno lì sarò più fortunata…

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Ritorno al passato (con il pilates)

Non sempre provare qualcosa di nuovo è la cosa migliore. O meglio, a volte è semplicemente la migliore occasione… per tornare a quel che si è lasciato.

Nel mio caso specifico parlo della decisione di fare per un anno e mezzo acqua gym. Ho già spiegato il perché di questa scellerata scelta (qui: https://francescapetrucci.it/2019/04/05/acqua-gym-una-scelta-non-del-tutto-consapevole/), anche se devo ammettere che in quel momento, uscita da due interventi neurochirurgici a seguito di duplice frattura delle vertebre lombari non è che avessi poi tutta questa gamma di possibili attività fisiche, esclusa la fisioterapia di cui ne avevamo abbastanza sia io che il fisioterapista.

L’unica salvezza, mentre tentavo di eseguire gli esercizi nell’acqua ghiaccia marmata  della piscina comunale, si tratta di atti eroici, ne converrete, è stato il gruppo di donne che componevano il corso. Raramente ho trovato tanta accoglienza, armonia, offerta di amicizia e solidarietà totalmente gratuite e generose verso una perfetta sconosciuta. Ecco, non veder loro mi dispiace davvero perché compagne di corso così non se ne ritrovano facilmente. Ma tutto, si sa, non si può avere e, mentre loro posso continuare a vederle o sentirle, io di rimettere piede (gambe, pancia, schiena e tutto il resto) nella vasca, dove potrebbe tranquillamente sguazzare un’orca senza percepire differenza di temperatura alcuna con il mare del Nord, proprio non me la sentivo.

Senza fare nulla non ci posso stare, questo è sicuro: ne ho pagate care le conseguenze a fine estate, dopo aver oziato, fatto chilometri in macchina e soprattutto con un bracco di 40 chili al guinzaglio che tira come un mulo mi sono ridotta agli antinfiammatori se la mattina volevo scendere dal letto senza l’aiuto di un sollevatore.

Da tempo sentivo nostalgia, oltre naturalmente che per l’equitazione, anche per la danza: un’attività che ho praticato per dodici anni e che mi ha lasciato, a parte i famosi piedi a papera e collo del piede ricurvo, bellissimi ricordi. Per anni, dopo avere lasciato le scarpette da punta ho praticato il pilates, con enormi benefici fisici e mentali. Dopo gli interventi ci avevo riprovato una volta, rendendomi conto però di non essere in grado di eseguire gli esercizi, con delusione e amarezza avevo abbandonato l’idea.

Durante il lock-down però, ho seguito qualche lezione che mi inviava un’insegnante di danza con cui ho fatto pilates per due anni e che, strane coincidenze della vita, è titolare della scuola dove mio figlio fa break dance.

Sai che c’è, mi sono detta a settembre, io provo, al massimo vedo che non ce la faccio a seguire un corso intermedio, e ciao. Ho parlato con l’insegnante Martina, e, come sempre ottimista e sorridente, mi ha detto te prova, poi si vede.

Le prime lezioni sono state faticose: in effetti la mia schiena, priva di curva lombare e con la flessibilità di un piano di marmo, non si è mostrata troppo collaborativa. Ma chi la dura la vince e aver avuto a che fare per tanti anni con cavalli maremmani e bracchi una qualche capacità di perseverare te la conferisce. Sono molto contenta di questa scelta, rimettere piede in una scuola di danza e in una sala di danza è stato emozionante, e rigenerante.

La luce, le pareti di specchio, il parquet a terra, le sbarre: tutto mi ricordava un passato fatto di ore e ore trascorse a faticare a quella sbarra, certo, a fare un’altra attività che in vita mia non rifarò mai più, credo, ma la sensazione positiva e il benessere sono stati immediati.

Il pilates è un’attività diversissima dalla danza classica, questo è giusto precisarlo, ma si avvicina un po’ alla danza contemporanea, che pure ho amato molto, soprattutto se l’insegnante ha appunto una formazione classica, che io apprezzo moltissimo e peraltro a mio avviso si tratta senz’altro di una marcia in più. Non sono ancora in grado di eseguire tutti gli esercizi, e di alcuni faccio il livello base anziché quello intermedio o avanzato, ma non importa. Ci arriverò, piano piano, con la “duraggine” che sempre mi caratterizza in quello che faccio.

Forse alcuni non potrò mai più farli, tipo quello che ho scelto per la foto di copertina, giusto per ricordarmi di non prendere troppo gallo!, ma anche questo fa parte del gioco e va accettato: intanto mi godo la soddisfazione e la bellezza di essere tornata nell’atmosfera di un passato che ho amato molto. A volte riassaporare qualcosa del nostro passato è il miglior modo per guardare al futuro. Ero convinta che le emozioni legate al mondo della danza restassero confinate appunto nel cassetto dei ricordi, e invece si sono riaffacciate, seppur in veste diversa, nel presente.

La sfera di Dioniso – GIS (Giornate Internazionali sulla Relazione Uomo Animale) Bologna 28-29 ottobre 2017

“Gentilissima Francesca,

Sono Eleonora Adorni, collaboratrice di Roberto Marchesini, etologo, filosofo e Direttore di Siua, Istituto di Formazione Zooantropologica, www.siua.it.

Le scrivo perchè in Siua siamo al lavoro per realizzare le Giornate Internazionali di Studio sulla Relazione Uomo Animale di quest’anno. L’argomento di quest’anno sarà il rapporto bambino/animale. L’evento si tiene a Bologna, presso il Salone delle Feste dell’Hotel I portici il 28 e il 29 ottobre… Per la giornata di domenica 29 ottobre ottobre abbiamo in programma un sessione mattutina dedicata all’editoria per i più piccoli e ci piacerebbe invitarti…”. Continua a leggere

Il ratto dell’Osvaldo Parte seconda: Papero prigioniero

Ed ecco la seconda parte del “ratto dell’Osvaldo” pubblicata su «La Nazione» di Pisa il 9 settembre 2017, con le illustrazioni di Tiziana Morrone.

Scusate eh, se v’ho lasciato così sur più bello, scommetto siete rimasti lì cor becco asciutto; m’ero distratto un attimo perché è venuto un mio ami’o a vede’ s’era tutto a posto. Ora ’un si fidano a lasciammi troppo solo, dopo quello che m’è capitato… e hanno ragione! Anch’io son stato un po’ un bischero, bisogna l’ammetta, perché come dice ’r detto fidati era un brav’omo ma ’un ti fidà era meglio. E io invece sono abituato a fa’ festa a tutti, perché mi voglion tutti bene, o allora, e poi ’un è che ho avuto tutto ’r tempo di fa’ i mi’ ragionamenti, ve l’ho bell’e detto no? Continua a leggere

Non me li voglio togliere più

È passato un anno. Proprio oggi, 5 giugno, esattamente un anno fa, esattamente a quest’ora mi trovavo in uno scomodo letto del reparto di neurochirurgia in una scomoda posizione (non ti devi muovere finché non sarai operata, cerca di respirare e basta). Cavolo sembra ieri. Eppure sono passati 365 giorni, non sono mica pochi. E non sono certo stati giorni facili. Due interventi, inframezzati da un’ombrellata nel viso, direi che non mi sono annoiata. Continua a leggere

Non di sole bestie

Di tutto mi potrete accusare, ma che sto scrivendo solo di animali proprio no! In effetti lo avevo premesso e promesso fin da subito: non solo animali nel mio blog “Scrivo da cani”! E non potete dire che non abbia mantenuto la parola data… al punto che credo che sia da troppo tempo che non parlo un po’ di ‘bestiole’, non pare anche a voi? Ma sì, direi perfino da troppo. Lo so che non si vive di ‘solebestie’, ma neppure senza ecco. Continua a leggere

A scuola di emozioni con MIA STORY, contro l’abbandono

Con le emozioni non si scherza…. Anche se ci si può giocare… imparando! E così ho accolto con gioia l’invito di una illuminata maestra, Elena Bergamaschi, conosciuta su FaceBook “per caso” o meglio per via di un paio di orecchie lunghe che ci hanno subito accomunato. Elena ha adottato una timida bracca di nome Isotta e ci siamo trovate a parlare di lei, dell’amore per i cani e anche di quello per i cavalli, passione che ugualmente abbiamo scoperto di condividere. Continua a leggere

Vatti a fidare delle amiche

Lo volete un consiglio? Spassionato, vero, dal cuore? Se le amiche storiche vi propongono un’uscita, di quelle che da tempo aspettavi, di quelle che ci voleva proprio, ma sì lasciamo a casa mariti figli appuntamenti scadenze lavoro… ecco, in questo caso qui, accettate l’invio certo, ma non vi fidate se vi dicono: abbiamo prenotato il ristorante vegano “per te”. Perché non sapete in che guaio vi mettete, dato che loro non sono vegane (e nemmeno lontanamente vegetariane) per nulla… Continua a leggere