Facciamoci un regalo

Mi sono fatta un regalo. Anzi per essere precisi due. No, non ho ripreso un cavallo, e neppure un cane, o un gatto, o una qualsiasi creatura a quattro zampe. Tranquilli. Oggi parlo di altro, per una volta e me ne scuserete, un argomento in cui, una volta tanto, non c’entrano i nostri amici animali. Ma dato che scrivodacani non vale solo per le bestie, ne approfitto per raccontarvi di questi doni, che ognuna di noi – mi rivolgo alle donne – dovrebbe farsi. Continua a leggere

La macchia nera

Ho deciso di ricordare la mia nonna, nonna Rina, mamma di babbo Sem, che ci ha lasciato l’8 gennaio, con un racconto che scrissi qualche anno fa, dieci per l’esattezza, ricordando una “brutta avventura” che abbiamo vissuto: quella che ne parve meno turbata fu proprio lei, nonostante fosse una persona anziana. Continua a leggere

Ai nostri tempi non usava

Ai nostri tempi non usava un sacco di cose. Prendi un argomento a caso: i compiti, quando mai i nostri genitori passavano interi pomeriggi a seguirci nella lezione per casa? Noi sì, naturalmente dopo aver consultato sia la chat delle mamme che il registro elettronico perché figurati se il tuo figliolo se li segna a mondo, i compiti da fare. Continua a leggere

“Cucino da cani” (Catullo docet)

Lo so, se volessi un blog di successo dovrei scrivere di cucina. I blog che parlano di cucina interessano a tutti. Cucinare è diventata un’operazione di gran moda, tant’è che adesso si parla di “cooking” e di “food” (food in tutti i modi e in tutte le declinazioni), di chef, che vanno in televisione, partecipando a talk show, reality e chi più ne ha più ne metta. Continua a leggere

Il “Terrore”

Abbiamo sempre avuto cani da caccia, a parte un pastore tedesco. Poi io e il mio ex marito prendemmo – o meglio “ci capitò” – uno scarto di una cucciolata di boxer: la Nina. Che io chiamavo Cocca e babbo Sem, con quel suo modo di dare soprannomi a tutti, perfino agli animali, la “Franca”. Continua a leggere

La cima

È già passata una settimana. Eppure sembra soltanto poche ore fa che sono passata da casa alle 7,30 e sono entrata in camera: tu dormivi e Diego pure, sul materasso a terra infondo al letto per non lasciare soli te e la mamma la notte. Mamma mi ha detto che la notte era stata tranquilla, io ero tornata a casa la sera tardi; e così ho deciso di andare qualche ora a lavoro, la breve distanza dall’ufficio permette di ritornare in pochi minuti. Continua a leggere