Non tutti i personaggi sono in cerca d’autore

I libri sono oggetti bizzarri, alle volte. Soprattutto quando decidete di scriverne uno. Parti con un’idea, crei il famoso “canovaccio”, una specie di guida, capitolo per capitolo magari, sei un tipo preciso; ti fai una traccia da seguire, come un percorso che individui e che poi farai seguire ai personaggi, anch’essi pensati, studiati, creati, vissuti quasi. Di ognuno ti crei un’immagine esatta, ne tracci i lineamenti, il carattere, i gusti perfino. Te lo domandi se il gelato un certo tizio lo preferisce al cioccolato o al pistacchio. Perché è importante, quando scrivi un romanzo, conoscere i dettagli. Perché è da quelli che la storia prenderà forma e si svilupperà.

Il fatto è che questi personaggi però, una volta che li hai creati e hai dato loro vita, e poi li hai inseriti nello scenario, anch’esso frutto di un magico miscuglio fra realtà, fantasia, studio, insomma una volta che partono – dicevo – hanno la tendenza, o meglio il maledettissimo vizio tanto per essere chiari, di fare il cavolo che gli pare.

Vi sarà successo, se avete scritto un romanzo, sicuro. E più glielo fai presente che hai tracciato un cammino preciso, che c’hai studiato, e che devono andare da quella parte e non è che possono fare come vogliono, insomma, in fondo vi ho creato io! Perché ci parli, alla fine, con questi signori. Tu non dovevi litigare con lui e tu invece ci dovevi restare insieme a lei, perché hai fatto tutto questo casino di testa tua? Ci discuti, ci provi a riportarli alla ragione, anche alzando la voce e tirando fuori l’argomento, peraltro validissimo, che se esistono è perché sono stati da te inventati a bella posta che sennò se ne stavano dov’erano ovvero non c’erano… sembra logico vero? Eppure non ti ascoltano mica. Vanno per la loro strada e chi s’è visto s’è visto, in barba a quel minimo senso di gratitudine che ti aspetteresti da una tua creatura. Hai deciso che un tizio doveva fare una certa cosa e poi andare in un certo posto? Macché. Quello se ne infischia e – se anche ti farà alla fine il favore di farla quella cosa e di andarci in quel posto – lo farà per una strada tutta sua, ben diversa da quella da te tracciata con tanto impegno e precisione.

Son fatti così i libri, alle volte, non bisogna prenderla sul personale. Non è che lo fanno solo con un autore e con un altro no, secondo me lo fanno sempre. È che non tutti lo ammettono, di essere presi per i fondelli dai loro stessi personaggi. E ci son quelli che si pavoneggiano, pensando di avere tutto sotto controllo, di aver creato un romanzo costruito a tavolino come se si trattasse di un puzzle con i pezzi che si incastrano a meraviglia. Sapete che vi dico? Forse esisteranno anche libri così: perfettini e diligenti, secchioni da primo banco che seguono tutto quello che gli viene detto, ma a mio parere alla fine non saranno altrettanto simpatici, stravaganti e unici, in una parola “veri”, perché se decidi di scrivere un romanzo lo devi mettere in conto, che tanto poi quelli (sì proprio quelli che inventi tu) ti mettono i piedi in testa e ti ritrovi lì a osservarli che prendono vita e si fanno i fatti loro.

E sì, è anche frustrante, alle volte, perché a tutti piacerebbe pensare di essere il direttore dei lavori, un pezzo grosso di quelli che dicono “qui si fa tutto come voglio io”. Bè, se è questo il ruolo che cercate, se è per questo che decidete di scrivere un romanzo, per sentirvi una specie di padreterno di un microcosmo in cui siete gli unici a decidere il bello e il cattivo tempo, secondo il mio parere avete proprio sbagliato strada. Non è la scrittura di un romanzo, l’impresa in cui vi dovete cimentare. Meglio pensare a qualcos’altro. Se decidete di intraprendere questa via impervia invece, preparatevi all’idea, alla fine, di contare meno dell’ultimo personaggio della storia che avete prodotto.

Perché è questo che succede, quasi sempre, a scrivere un romanzo.

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