«Non si cura di chiedersi se abbiate torto o ragione; non gli interessa se abbiate fortuna o no, se siete ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Siete il suo compagno e ciò gli basta. Egli sarà accanto a voi per confortarvi, proteggervi e dare, se occorre, per voi, la sua vita. Egli vi sarà fedele nella fortuna come nella miseria. È il cane!» J.K. Jerome
Oggi 26 agosto si celebra la “giornata mondiale del cane”, curiosando leggo che è nata negli Stati Uniti nel 2004 per poi diventate un appuntamento internazionale.
Fu una certa Colleen Paige a “inventare” questa ricorrenza, scegliendo il 26 agosto perché fu il giorno in cui la sua famiglia, quando lei era bambina, scelse di adottare un cane. Così da una ricorrenza personale, da un ricordo, piano piano ha preso piede una riflessione più ampia che ha portato a “fissare” una data per porre l’attenzione sul legame tra uomo e cane, e non solo.
Sono oltre 9 milioni (NOVE!) i cani che vivono nelle nostre case secondo il Rapporto Assalco-Zoomark 2026, a fronte di tanti, troppi ancora purtroppo, che vengono abbandonati ogni anno (e in particolare nel mese di agosto) o che vivono nel randagismo.
Sempre secondo questo rapporto, di cui parla La Stampa, il 28,7% delle famiglie, quasi una su tre, ha scelto di includere nel proprio nucleo anche un cane. Se poi prendiamo in considerazione altri animali domestici i numeri salgono. Ma non c’è solo il dato numerico, a cambiare nel corso del tempo è stato anche il modo con cui si vive questa relazione, un tempo maggiormente “relegata” a una presenza in giardino o poco più.
Oggi, per fortuna, la relazione uomo-cane è diventata più stretta: il cane vive con il suo “branco umano” in maniera più diretta, sono moltissime le famiglie che per esempio scelgono di condividere con il proprio cane le vacanze, prediligendo, talvolta non senza incontrare serie difficoltà o rinunce, mete e strutture “pet-friendly”.
Questo significa che il rapporto con il cane ha raggiunto una dimensione affettiva, e che le persone percepiscono gli amici a quattro zampe come membri della famiglia a tutti gli effetti. Eppure un cane è un grande sacrificio e, soprattutto, comporta anche spese non indifferenti, sia per la sua gestione ordinaria che per le spese mediche. Per non considerare come e quanto si soffre quando (sempre troppo presto) i nostri amici ci lasciano. Perché allora così tante persone fanno la scelta di accogliere un cane nella propria vita? Come rispondere alla domanda, che spesso viene posta a chi decide di riempirsi casa, macchina, vestiti di peli, “ma chi te lo fa fare”? già, perché. È scomodo, è costoso, è impegnativo, è una grande responsabilità, e poi soffri (come un cane) pure quando muore. Chi te lo fa fare. Io me lo sono chiesta diverse volte. Dandomi, mi rendo conto, non sempre risposte soddisfacenti o rispondenti al rigor di logica che chi ti pone questa domanda segue ineccepibilmente. Su quella non si può vincere.
Partirò quindi dalla mia esperienza personale perché credo che ciascuno abbia delle motivazioni proprie che possono essere anche diverse e derivanti da molti fattori, anche opposti.
Ci sarà senz’altro chi dirà, per esempio, di aver sempre tanto desiderato un cane, il sogno di ogni bambino che spesso le famiglie non realizzano per svariati, e anche validi, motivi. Così appena raggiunta la giusta età e, si spera ma non è detto, le giuste condizioni, si pone finalmente rimedio alla frustrazione di aver atteso tanto a lungo coronando il proprio sogno.
Non è il mio caso. Io semplicemente non ho memoria di vita senza (almeno) un cane. Ci sono nata, cresciuta, sempre vissuta e cresciuto mio figlio, con i cani. Io la vita senza cani semplicemente non me la so immaginare. Non so pensare di rientrare a casa e non trovare una coda e un tartufone che mi chiedono dove sei stata tutto questo tempo perché non mi hai portato con te; non riesco a visualizzare la mia casa senza cucce ciotole guinzagli, e peli naturalmente. Ovunque. In macchina, sul pavimento anche se lo hai pulito perfettamente cinque minuti prima, sui vestiti, dappertutto. E bava, soprattutto di bracco, anche quella la ritrovi un po’ ovunque. È una cosa bella? Direte voi, alcuni perfino schifati all’idea che tenere in casa un cane sia poco igienico. La risposta è sì, lo è. Non meno però di quanto lo sia tenerci un adolescente, per dire. Ah no, non si può dire, sennò poi noi siamo quelli che un cane è come un figlio. Eh no, non è “un figlio” un cane, su questo sono d’accordo, è molto diverso il rapporto, spesso, non posso negarlo, assai più soddisfacente. Un cane non cresce, non prende la sua strada, un cane nella sua vita, al contrario di quello che è sano e sacrosanto per un figlio, non avrà mai niente e nessuno più importante di te. Un cane vive per poter fare esperienze insieme, per osservarti, per godere del tempo trascorso insieme, con infinita e incondizionata pazienza. Un cane è un maestro di vita, è un promemoria vivente della parte migliore di te, che lui riesce sempre a restituirti, perché vede solo il bello, la cattiveria l’egoismo la trascuratezza non fanno parte del suo modo di vedere il mondo. Il mondo per un cane, sereno e che sta bene ovvio, è sempre a colori, anche se i colori non li vede. È un posto meraviglioso in cui si è felici anche solo per una carezza, per una passeggiata, per una serata vicini, per un biscotto condiviso. Il cane ci insegna la meraviglia per le piccole cose, e la gratitudine. Il cane ci insegna la presenza, ci fa capire che conta il qui e ora e conta esserci, occhi mani cuore cervello, ci spinge a levare il naso dal cellulare che ci porta costantemente “fuori” dalla realtà che ci circonda in quel momento, il cane è un’ancora, che ti aggancia al fondale del vero e ti costringe al contatto, alla presa in carico, alla responsabilità emotiva. Reale, non virtuale.
E come spiegare tutto questo a chi ti chiede ma scusa chi te lo fa fare, rinunciare a una vacanza, a una serata fuori perché sai che lui ti aspetta e sta male se non ci sei, o che ti ha atteso tutto il giorno per una passeggiata? E la fai anche se piove, anche se non ne hai voglia e ti fa fatica, ti ritrovi a vagare per campi boschi o monti e sganci quel benedetto guinzaglio con mano tremante e ti chiedi: tornerà? Ed è qui che il cane ci dona un altro prezioso quanto raro insegnamento di cui fare veramente tesoro. L’amore è libertà, è scelta, è legame che c’è anche se non passa attraverso il laccio del guinzaglio. La relazione è la chiave di tutto, e non ci sono richiami costrizioni collari bocconcini che tengano. C’è solo quello che ti dice voltandosi mentre parte alla caccia di un fagiano o di un capriolo e sceglie. Sceglie te. E ogni volta ti commuovi, ti metteresti a piangere perché sai bene che tu non sei alla sua altezza, che tante volte hai scelto per comodità, per velocità, per convenienza, e lui no. E non è uguale. Lasciami libero e tornerò da te, non perché sono costretto ma perché lo voglio, perché tu sei la mia base sicura, sei la mia casa, sei dove ripongo con fiducia la mia vita. E un cane lo farà sempre questo, di porre nelle tue mani la sua vita, di fidarsi e affidarsi. Non perché sia stupido, come molti credono, ma perché sa che può fidarsi di te, anche se non capisce. Altro grande insegnamento. La fiducia, anche quando non siamo in grado di capire, di vedere, di controllare: fidarsi. Ed è questa la cosa che strazia più il cuore, vedere i loro occhi che non capiscono, ma che sanno che tu fai la scelta più giusta e la accettano. Con umiltà, non è rassegnazione, con quella saggezza che hanno gli animali di comprendere che la vita, come la morte, è qualcosa di più grande di loro: va celebrata, rispettata, vissuta più e meglio che si può, ma poi va lasciata andare. Lasciare andare. È il momento più difficile, che chi sceglie di condividere la propria esistenza con un cane conosce molto bene. E allora sta a noi accettare, accogliere, essere grati, per tutto quello che si è vissuto insieme, il dolore – immenso – è un atto d’amore, l’ultimo, il più bello, il più forte, il più coraggioso, che un cane sa donarci.
Non credo di aver convinto chi chiede “ma chi te lo fa fare” di avere un cane, ma di certo so che la mia risposta resta la stessa: perché la vita non sarebbe la stessa senza. E tutto quello che ho ricevuto da loro, dai tanti cani che ho avuto o anche incontrato, non è minimamente paragonabile con i sacrifici spesi, con il dolore, con le rinunce, perché semplicemente non ha prezzo.