“Dopo”. Una parolina innocente, un “bisillabo come un altro, dentale-labiale, una cosa facile da pronunciare, veloce, apparentemente innocua. E invece no. E invece c’è un mondo intero dietro a quel DO-PO, una vera e propria filosofia di vita che sottende all’esistenza dell’adolescente e caratterizza il suo modo di relazionarsi con il genitore e, nello specifico, con qualsiasi cosa che gli venga, inutilmente, richiesta e che comporti il sollevare le chiappe dal divano-letto-poltrona e fare qualcosa SU-BI-TO, che invece a suo parere può (deve) essere fatta DO-PO.
Recita la Treccani se cercate la parola DOPO: “Avverbio con valore temporale, indica tempo successivo, in modo indeterminato o precisando la distanza nel tempo da un altro fatto”.
Indeterminato, la chiave è tutta lì. Cioè non è che puoi chiedere una cosa a tuo figlio e pensare che la faccia non dico immediatamente, ma in un lasso temporale che abbia una scadenza precisa, e quindi determinata. Facciamo degli esempi pratici: se torni stanca morta e con sette buste della spesa da scaricare di cui due piene di roba che va in surgelatore e ti viene in mente entrando in casa di chiedere aiuto alla prole per scaricare il resto e la prole sta facendo una cosa a caso, tipo giocare alla play-station, che cosa ti viene risposto? DOPO. Già, peccato che “dopo” significa buttare tutto quello che va in congelatore SUBITO e, se è estate e sono 33 gradi, anche quello che va in frigo.
Ancora: fai partire la lavatrice e vai in ufficio raccomandandoti che appena finita la centrifuga la stenda che cosa ti dirà? Lo faccio DOPO. Ma dopo quando? Che se lasci i panni rinchiusi nell’oblò per mezza giornata quando arrivi ad aprirlo l’unica cosa che puoi fare e riprogrammare un altro ciclo di lavaggio? E poi: quando hai finito di mangiare metti i piatti in lavastoviglie. E quando lo farà secondo voi? DOPO, aggiungendo: scusa ma che fretta hai? A te cosa ti cambia? Figurati, niente mi cambia, tanto li ritrovo esattamente lì, con avanzi di cibo ormai cristallizzati che per scrostarli ci vuole l’idraulico liquido esattamente la mattina seguente, quando vorrei poter bere il caffè senza avere sotto al naso la puzza di hamburger con incrostazioni artistiche di cheddar e maionese della sera prima.
Non ce la puoi fare, almeno io di fronte a quel “DOPO” mi sono resa conto di non possedere armi, a meno di non voler utilizzare degli oggetti contundenti tipo lancio della ciabatta o sequestro dell’oggetto play-station con restituzione solo su cauzione, ma anche questi metodi funzionano poco. Al DOPO non c’è rimedio insomma, cura, possibilità di conversione, è un credo, un dogma religioso su cui si fonda una fede incrollabile nel fatto che il fattore temporale possa avere una qualche minima influenza sullo scandire delle loro giornate e improrogabili attività. Ma. C’è un ma, tutto questo vale solo quando sei tu a chiedere a loro. Perché se sono loro a chiedere a te salta il tavolo, anzi si rovescia. Il DOPO sparisce improvvisamente dal vocabolario sostituito da un QUI ORA E SUBITO di oraziana memoria che il carpe diem in confronto è un monito da fanciulli. Nemmeno se ti vedono che stai per stramazzare al suolo è rimandabile quanto viene richiesto perché è URGENTE. E se ti azzardi a chiedere “scusa ma allora perché quando ti chiedo le cose io la risposta è sempre DOPO?” si offendono. “Ah vabbè allora lascia perdere, mi arrangio da solo, tanto a te non si può chiedere mai niente”. Ecco. Io ci provo a rispondere, se non altro per provocazione, “DOPO”, ma appunto la cosa non è reciproca, non funziona la proprietà transitiva. E ti chiedi: ma perché? Come è possibile? Io una risposta non l’ho trovata e se qualcuno di voi invece ce l’ha lo prego vivamente di farmelo sapere, di illuminarmi la via perché gliene sarei davvero grata. E ti fanno pure sentire in colpa, perché magari non sei disponibile immediatamente per accompagnarlo da qualche parte, o riprenderlo, per andare a fare una cosa o altro, SUBITO.
Io questo fatto che quando chiedi tu è DOPO e quando chiedono loro deve essere SUBITO non lo capisco, non mi torna, eppure ho la sensazione che facciano parte della stessa teoria e che un senso, come canta Vasco, tutto questo ce l’abbia eccome. Solo che a me sfugge.