Tempo al tempo

Vorrei che tu ci fossi, per dirmi ancora che sono l’ufficio complicazioni affari semplici.

Per ricordarmi che prendo troppo sul serio le cose, le persone, e soprattutto i miei sbagli, ché nella vita non può essere tutto o bianco o nero, perché esiste anche il grigio nel mezzo e potrebbe non essere così male.

Per discutere con te fino all’ultimo fiato una mia scelta, per subire le tue critiche affilate come le lame della tua pattada che passavi con lentezza sulla pietra per arrotarla e divertirti a tagliarci un foglio di carta, sapendo che non avrei cambiato idea ma ne sarei uscita più convinta e più consapevole.

Vorrei che tu mi ricordassi ancora che esiste anche il lieto fine, che non deve finire tutto in tragedia per forza, e se poi accade non muore nessuno.

Che dovrei dormire di più e pensare di meno, che tanto sennò poi rompo i coglioni al prossimo, e leverei la pazienza anche a Giobbe. Che sfinisco, che affondo il coltello senza indietreggiare quando a volte dovrei avere pietà, prima di tutto di me stessa.

Che non mollare mai a volte non è la cosa più sensata da fare e neppure spaccare il capello in cento parti che poi non sembra più nemmeno un capello.

Vorrei che suonasse il telefono “Cocca, domani mattina monti te? Guarda non galoppare e basta che gli sciupi il passo, c’ho messo mesi a farglielo venire così. E smetti di baciare il cavallo che è una bestia e se poi ti bacia lui vedrai ti passa la voglia”.

Vorrei spiegarti ancora e ancora perché non mangio carne e vedere che mi riempi il bicchiere di vino anche se non lo bevo perché sennò metti tristezza a tavola.

Vorrei che ti fosse scappato qualche volta un “brava sono orgoglioso di te” ma eri uno che di chiacchiere ne facevi poche, e uscita dalla sala operatoria la prima cosa che mi hai chiesto è: “Quando rimonti?”. “Babbo ora si guarda, intanto fammi vedere se mi rizzo”.

Vorrei che tu mi aiutassi a ricordare che spesso le cose sono più semplici di quel che pare, basta sgombrare il tavolo dai fronzoli, oppure basta saper aspettare: tempo al tempo, dicevi sempre, perché il tempo è galantuomo e risolve lui quel che a noi non ci riesce.

E poi vorrei che almeno arrivasse il sole, ho guardato il Lamma babbo, perché per andare a cavallo si guardava sempre quello, dicevi che è l’unico affidabile, ma poi era bello uscire anche con la pioggia, perché tanto il sole, quando vuole arrivare arriva e tanto vale godersi il tempo che abbiamo lo stesso, al meglio di quello che si può.

Perché meglio un giorno da leoni che cento da pecora, sempre per te.

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