Principi rospi e principesse guerriere

Il principe azzurro non esiste. Bella scoperta, è da mo’ che l’abbiamo capito. Ma non è che non esiste semplicemente perché non si trovino in giro baldi giovini in calzamaglia muniti di mantello di raso celeste, caschetto biondo e bianco destriero. Ti salvo io fidati di me, buttati che ti afferrerò tra le mie braccia. Col cazzo.

Quando davvero arriva il momento del bisogno, gli uomini si dileguano come rospi sotto al sole, rintanandosi ben bene sotto le pietre al fresco. Quando sei nella merda davvero, non ti viene a salvare proprio nessuno. Né principi né scudieri, nemmeno un maniscalco, un postino, un gelataio, un saltimbanco. Nessuno. Ti ci devi tirare fuori da sola, dalla palude, oppure ci resti per un po’, ché non è obbligatorio stare all’asciutto.

A volte nel fango occorre restarci, sentirselo addosso, in gola, negli occhi, nello stomaco. Per capire. Perché non è facile capire come uscirne e soprattutto cosa vuoi fare quando hai messo i piedi sulla terra ferma. Centrarsi, mettersi al centro della propria vita come se davvero non contasse nient’altro. Non è facile, sembra una cosa scontata, ma non lo è affatto. È più semplice concentrarsi su qualcun altro, non importa se per scaricare le motivazioni delle nostre fatiche o per aggrapparcisi trovandovi invece l’appiglio per tornare a galla, oppure ancora per riversare i nostri moti di accudimento.

Pensare solo a se stessi è la vera impresa. Difficile. E se non mi riuscisse? Mi dico, perché in fondo è possibile. Perché per le donne, per la maggior parte almeno, è difficile pensare “solo a se stesse”. Dite di no? Provate, provate sul serio. Ci riuscite?

Se penso a me, mi vedo circondata da altre creature, non solo umane ovvio, ma fatico a eliminarle (quelle non umane possono restare però), immaginandomi di restare da sola, di sentire che basto a me stessa. Che dai guai mi ci posso togliere con le mie mani. Così come mi ci metto, peraltro.

Ma il principe azzurro che fine ha fatto in tutto questo? È sempre sotto al pietrone? Non è lui che doveva venire a salvarci rinchiuse nella torre del castello? Non è lui che doveva uccidere draghi e mostri pur di arrivare fino a noi? C’è qualcosa che non torna. Il principe azzurro non esiste, è così. Ci hanno raccontato un sacco di balle, inutile far finta di niente e per fortuna non ci crede più nessuno. Ma i sogni sono duri a morire, e poi il principe azzurro ognuna se lo figura come vuole. Perfino come un rospo rimpiattato sotto a un pietrone, ad aspettare che il sole si nasconda sotto a una nuvola e rinfreschi, che sentirsi la pelle tirare a un rospo non piace. E non gli fa neanche bene. Ci lascia le cuoia, se si asciuga e si secca. Il rospo. Tu invece no.

Ma un rospo è un rospo, per quanto lo puoi baciare, non si trasformerà mai in un principe. È questo il vero fatto da capire e accettare. Il trauma non è che il principe azzurro non esiste, quello ormai si sa. È accettare il fatto che i rospi restano rospi. E, dimenticavo, neanche le principesse esistono. Esistono le donne, che si fanno un gran culo cercando di nuotare nello stagno, e il rospo ci guarda, da sotto la sua pietra. Con stupore e forse un pizzico di delusione. Senz’altro con timore. Magari anche a lui hanno raccontato che bastava trovare una bella fanciulla, bionda o mora, con la sottana lunga e lo sguardo impaurito che lo baciasse per diventare un principe, e ci credeva, il povero rospo. Macché.

Si trova davanti invece una guerriera armata fino ai denti che taglia liane col machete, scarmigliata e incazzata nera, e te credo che il rospo bada bene di restarsene rintanato sotto alla sua pietra. Per forza. Ha il terrore sacro di essere affettato in due con l’accetta. Ognuno fa i conti con le proprie delusioni, del resto.

E che tu sia rospo o principessa non importa, alla fine il fatto è che la realtà è sempre parecchio diversa da come te la sei immaginata. Tocca incassare.

 

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