Bau e il suo posto nel mondo

Ho aspettato qualche giorno, a scrivere di te. BAU.

Me lo hai detto giovedì sera, che ti restava poco. Non sei riuscito ad alzarti e venirmi incontro come sempre, per questo ti sei scusato, quando mi sono chinata io per salutarti e mi hai dato la zampa. “Scusa se non mi alzo, ti ho riconosciuto e mi fa piacere vederti, ma non sono messo granché bene”. Un cane saggio come te lo sapeva, che gli restava poco tempo. Ma hai resistito, con coraggio e determinazione silenziosa, e lo hai fatto per lei, il tuo amore più grande: Sara.

Era a lei che serviva un po’ di tempo, per iniziare a pensare soltanto all’idea di vivere senza di te. Dopo quasi quindici anni. Vi vedo, voi che un cane non lo avete mai avuto, scuotere la testa e pensare che siamo dei folli. Saremo anche matti, ma è impossibile spiegare a chi non l’ha provato, che cosa significhi vivere con un cane. Che diventa il tuo compagno di ogni giorno, di ogni notte, che qualsiasi cosa succeda c’è sempre, in silenzio accanto a te e ti dice: mi vai bene lo stesso, qualsiasi cosa accada, il mio amore per te non cambierà mai. Lo ha fatto per lei, di resistere. E per tutti gli altri intorno, animali e umani, perché quella casa, la loro vita, senza Bau non sarà più la stessa.

Quando dopo le indagini veterinarie si è capito la vera natura, purtroppo incurabile, del problema, dicevo a Sara vorrei dirti che sarà un grande dolore, ma passerà, ma sarei stata bugiarda. Più esatto, e onesto, dirle che non passerà proprio per niente e che ogni giorno penserà a lui, e le mancherà. Mille e mille volte lo vorrai al tuo fianco e non ci sarà. Mille e mille volte ricorderai i momenti passati insieme. Pensa a quelli, e chiediti: scambierei il mio dolore di adesso per non averli mai vissuti? Ti risponderai di no, che nulla vale come la bellezza di questi anni, come la fortuna di averlo incontrato. Tutte le lacrime che hai versato e verserai, nulla sono in confronto alla gioia, all’amore immenso. Loro ci dedicano la vita, noi soltanto alcune briciole della nostra.

Era un cane particolare Bau, con una filosofia di vita tutta sua bastata su pochi, chiarissimi pilastri. Mangiare, bere, qualche sporadico amore con conseguente fuga di cui poi si pentiva, adattarsi a qualsiasi cosa posto situazione ambiente persone animali cose e case, purché ci fosse Sara. Senza Sara nulla. Con lei tutto. Si è fatto presentazioni, fiere, eventi a non finire. Io ne ricordo diverse, perché alle mie non è mai mancato, Pisa, Livorno, Abetone, San Vincenzo, solo per citarne alcune, soprattutto del periodo in cui uscì Mia Story. Sara raccontava ai bambini la storia di Bau. Che ascoltava quieto, con quello sguardo preciso che non poteva essere nient’altro che per te. Perché Bau quando ti fissava ti guardava dentro. L’ho sempre ritenuto un saggio, un cane di mondo, con quell’aria che pareva sempre dire fate un po’ cosa vi pare, che ne sapete della vita.

Sapeva qual era il suo posto nel mondo, e quale doveva essere quello degli altri. Sicuramente non vicino al suo cibo né tanto meno alla sua amata. Ricordo scene buffissime in cui Cirano non capiva più cosa fare, né come muoversi perché solo con uno sguardo e un lieve sollevamento del labbro Bau lo stoppava impedendogli di passare: da un lato era troppo vicino a Sara, dall’altro alla tavola. Un bel guaio. Ci vuole personalità e una grande competenza, per indicare a qualcun altro cosa fare e non fare, solo con uno sguardo. Fosse così efficace la comunicazione anche fra noi umani!

Voglio citare un episodio divertente, perché a mio avviso rende alla perfezione l’idea del carattere di Bau, e ci strappa un sorriso.

Una volta decidemmo con Sara e un’altra amica, Lucia, di fare una passeggiata con i cani sull’argine del Serchio, meta frequente e vicino a casa di Sara. Io avevo Cirano, Sara Bau e Chico, mentre Lucia il suo Dante, soggetto alquanto discolo e agitato, che faceva il paio con Cirano quanto a sparire a destra e a manca, e infilarsi ovunque, suscitando le urla di Lucia, le mie, mentre Chico, che come al solito quando c’è da far casino non si tira mai indietro, abbaiava come un matto. Una comitiva piuttosto rumorosa. A un certo punto incontriamo come spesso accade lì il pastore con le pecore e i suoi due cani: allora sì che è aumentato il casino! Una gabbia di matti….

Superato anche gregge e pastore, e ripristinato un minimo di ordine tra i cani, ci rendiamo conto che abbiamo perso Bau. Non c’era più. Avevamo percorso dalle macchine tre chilometri buoni, dove si era cacciato? Ci siamo messe a chiamarlo a squarciagola, rifacendo la strada indietro e provando qualche deviazione. Alla fine Sara, disperata, decide di avvertire il compagno a casa, che avremmo tardato per cercare il cane. Lui al telefono risponde molto sorpreso:

– Quale cane?

E Sara: – Come quale cane? Bau!

E lui: – Ma Bau è qui!

In poche parole, ricostruimmo che lui di tutta quella gran confusione si era ampiamente rotto, e all’episodio delle pecore aveva deciso che per un cane anziano era più che abbastanza. Così aveva preso il filo e con quel suo trotto di sicura derivazione dal pastore maremmano che era in lui se ne era tornato a casa. Anche se bisogna dire che anche lì… non c’era mai pace: con quella fissa della sua padrona di raccattare animali ovunque, e gatti, gattini, e poi quel canetto nano fastidioso e prepotente, che ora non si dà pace perché non trova più il suo amico, il suo punto di riferimento.

Questo era Bau. Ma anche molto altro. Che in poche righe non si può descrivere. Ha lasciato un segno in tutti coloro che lo hanno conosciuto, negli amici, nei tanti bimbi e ragazzi che frequentano la sua casa, e la sede MdS, ogni giorno con il doposcuola. Su tutti lui vegliava tranquillo, sicuro di essere al posto giusto nel modo giusto.

È questo che mi viene in mente pensando a Bau: l’equilibrio, la giusta misura, la saggezza. E l’amore per Sara. La sua ragione di vita. Bravo e buono con tutti, guai a pensare di torcere un capello a lei.

Voglio ricordarlo come un esempio, limpido e pulito, di quanto poco basterebbe per essere felici: riconoscere quale sia il proprio posto e saperlo difendere, e apprezzare, sempre. Che altro serve?

Grazie Bau, per averlo mostrato con tanta chiarezza.

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