Cosa vuoi fare da grande

53.574 like – 7790 commenti – 19256 condivisioni, al momento. Decisamente aumenteranno ancora nelle prossime ore.

Un post della Ferragni? Noooo! Allora di Salvini? Seeee, gli garberebbe! Vabbè sarà Donald Trump! Quello poi se lo sogna… ma allora chi? Chi può diventare in soli due giorni VIRALE, rende benissimo questo termine, e rimbalzare da una bacheca all’altra MIGLIAIA DI VOLTE tanto da finire poi non solo sulle testate locali, che fanno a gara a colpi di paginate intere a chi pubblica più foto-dettagli-dichiarazioni-testimonianze e chi più ne ha più ne metta, ma perfino sulle più importanti pagine dei quotidiani nazionali? Dal Giornale al Corriere, Tirreno, Nazione e ogni sorta di testata online… Avvampa la polemica, si accendono i politici, si scomodano assessori regionali e financo ministri. Chi minaccia, chi difende ma soprattutto chi, nelle migliaia di commenti, RINGRAZIA.

Già. Perché a scrivere questo post non è un opinion leader, un politico, e nemmeno un personaggio dello spettacolo, no. È un signore, un ragazzo meglio, perché a 38 anni si è poco più che “ragazzi”, che di mestiere fa una cosa strana: a qualsiasi ora del giorno o della notte, che piova o ci sia il sole, che sia Natale, capodanno – per l’appunto – carnevale o ferragosto, se lo chiamano prende la macchina, l’aereo o l’elicottero e si precipita con i suoi colleghi a prelevare un organo, ancora palpitante, da un donatore e inizia la sua corsa contro il tempo, la sua battaglia contro la morte. Sa che è una battaglia tosta, sa che non sempre si vince, ma ci crede, ci spera, ogni volta quella stessa adrenalina che entra in circolo e la sfida diventa anche un po’ la sua, perché se fai quello strano mestiere lo impari presto con chi hai a che fare. Con chi te la devi vedere e si tratta di qualcuno parecchio ma parecchio più importante di te, con il quale sei destinato, o condannato, a combattere sempre e comunque ad armi impari. Perché è Dio, o il fato, il destino, insomma qualcosa o qualcuno che se la ride dei tuoi anni di studi, dei tuoi sacrifici, della tua esperienza, della tua passione, ne fa un mucchietto, li stritola ben bene riducendoli in polvere fine fine e ci soffia sopra. Come sulle vite umane. Puff, un attimo e volano via. E tocca a te cogliere quell’attimo, incastratici proprio pelo pelo, infilarti tra i battenti di una porta prima che si serrino per sempre, perché bastano secondi ed è troppo tardi.

E allora non puoi stare a pensare alla tua famiglia, ai tuoi affetti, al tuo sonno, alla tua voglia di restare sotto le coperte, abbracciato a tua moglie o a coccolare i tuoi figli, oppure a cenare insieme agli amici, a levare i calici con il conto alla rovescia per festeggiare la mezzanotte. Devi pensare a quella vita che tu stai lottando per salvare, perché Dio, o il destino o chiamalo come vuoi, se gli pare te la porta via di sotto il naso in un attimo che neanche fai in tempo a respirare.

Devi fare in fretta, devi correre, sperare che tutto vada bene, che non ci siano intoppi. Perché c’è qualcuno che aspetta di essere acciuffato al volo, che spera di raccogliere come una goccia proprio quell’ultimo respiro volato via da qualcun altro. E mentre da qualche parte, lontano, parenti amici mogli mariti figli piangono la morte di una persona, ce n’è un’altra che prega di ricevere da quel dolore la salvezza.

Buffa la vita. Quante volte lo avrai pensato, che è buffa la vita, lo so sei un medico e a queste storie non ci credi, o forse ci crederesti ma il tempo di stare tanto a pensarci su non ce l’hai. Credi nelle tue mani, in quelle dei tuoi collaboratori e colleghi. Credi in quello che fai, che vedi, in un anno questa è la centosessantunesima volta che lo fai, è roba. Ma è lo stesso. L’abitudine non ce la fai, mai. La stessa concentrazione, come se fosse la prima, come se fosse l’ultima, sempre. Nient’altro può contare.

Da bambino quando gli chiedevano che vuoi fare da grande,lui  rispondeva sicuro e spedito sotto al caschetto biondo: il chirurgo. Non diceva il dottore, diceva proprio il chirurgo. E non era per imitare un padre, un nonno, qualcuno, no no, era proprio un’idea sua e guai a chi gliela toccava.

Ce ne fosse di gente che ha un sogno e lo realizza, in barba a sacrifici, bocconi amari, viaggi, controviaggi, corsi e ricorsi. Ce ne fosse di gente che sa quale è il suo posto nel mondo. Ce ne fosse di gente che il suo posto è quello di salvare gli altri.

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Sono tutte persone che sono fiere di te, di quel che fai tutti i giorni anche se non lo dici.

Sono tutte persone che a uno come te riescono solo a dire GRAZIE.

Lo sapevi da bambino, quale era il tuo posto nel mondo, quale era la tua strada, e niente e nessuno potrà fartela cambiare. Grazie a Dio.

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2 pensieri su “Cosa vuoi fare da grande

  1. Jacopo Masini ha detto:

    Conosco Dani da quando non sapevamo né leggere e scrivere. Lo ricordo col grembiule blu, lungo al ginocchio come il mio: eravamo pochi a portarlo. La maggior parte aveva quelli “a giacchetta” e già da quel piccolo segno capii che avevamo qualcosa in comune. “Tu che cosa vuoi fare da grande, Dani?”, chiedeva la maestra. “Il chirurgo!”, con voce ferma e convinta rispondeva. Mi ricordo dei libri sui mammiferi spiegati a 7 anni sul pavimento di casa a Firenze, ricordo i lego, le ferrari, Senna, il mitico puzzle sul tavolo in fondo all’ingresso. Ricordo i nascondigli in casa. Una determinazione micidiale nella convinzione di voler fare un lavoro difficile eppure desiderato da sempre. E soprattutto, soprattutto, ricordo il sorriso quando mi rimise in piedi poco prima che io andassi all’altare a sposarmi. “Non ti addormentare, Jacopo, stai tranquillo. Bevi un po’ d’acqua e prendi un po’ di zucchero. Vieni, andiamo a fare due passi nel cortile”.
    Devo tanto a questo amico speciale. Tutti noi dobbiamo molto alla testimonianza semplice, sincera, appassionata di chi fa un lavoro incredibile e si spende a servizio della gente. Io sono un semplice insegnante che, per quanto svolga con analoga e inarrestabile passione il mio lavoro, certo non posso dire di essere così in trincea fra la vita e la morte. Grazie, Dani. Anche se difficilmente festeggeremo uno scudetto a Firenze, sei tu il campione per chi ti vuole bene e l’esempio più efficace per i tuoi figli. Che hanno davvero un super babbo. Un eroe della quotidianità.

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