L’educazione del cane: questa sconosciuta

Lo so, ne abbiamo già parlato, e più volte, perché tornarci sopra? Be’ direi per tre buoni motivi almeno: uno, l’argomento è talmente vasto che si possono trovate sfaccettature diverse; due, ripetere in caso di concetti importanti è sempre utile; tre, almeno sul mio blog potrò pur parlare di cosa mi pare! 🙂

Vi convincono come motivazioni? Se sì possiamo andare avanti, se non vi interessa liberissimi di non leggere, e ci mancherebbe: io scrivo di quello che più mi sta a cuore e voi ovviamente leggete cosa più vi aggrada. La libertà è senz’altro biunivoca, quando si parla di lettura/scrittura (ora che ci penso, questo sì che sarebbe un argomento interessante, me lo segno perché merita senz’altro di essere approfondito), ma ora torniamo al concetto iniziale: l’educazione del cane, questa sconosciuta.

Si torna sempre lì: cosa si intende per “cane educato”. I più hanno un’idea piuttosto chiara, e sono pronti a esprimerla con sapienza e dovizia di particolari, che si può tuttavia riassumere in un paio di concetti piuttosto semplici: primo il cane deve obbedire ai comandi, secondo non deve rompere le palle. Vi pare troppo semplicistica come mappa concettuale? Vi assicuro che per molti non lo è per niente e ve ne potete accorgere conversando con la maggior parte delle persone (non vi meravigliate se si mostreranno grandi esperti anche quelli che un cane non ce l’hanno o hanno avuto un cane da caccia trent’anni fa che stava “al suo posto”, ovvero fuori nel suo recinto). Dunque il cane sarebbe una specie di robot che scodinzola e respira, che si siede quando glielo dici, va a cuccia quando glielo imponi e ovviamente in casa non ci deve entrare. Perché le bestie “vanno trattate da bestie”. Una bestia ci divento io, quando sento questi discorsi, ma mi tocca spesso lasciar perdere, e penso per consolarmi che a spiegare che la terra gira intorno al soleci sono voluti secoli e secoli, e diversi hanno passato seri guai per aver tentato di dimostrarlo. Sicché, figuriamoci se posso mai spiegare io a questi individui che cosa significa davvero “educare” un cane.

Perché io il concetto ce l’ho abbastanza chiaro, come faccio a pensare di essere “nel giusto”? penserete, scambiandomi forse per presuntuosa.Non è così,  si tratta in realtà di una cosa semplice da dimostrare, e devo dire che ci sono situazioni e momenti in cui è il mio cane stesso a farmene un efficace ripasso, e io di questo, oltre che di altre mille cose, gli sono immensamente grata.

Prendiamo per esempio una gita in montagna, partiamo quattro adulti cinque bambini e un cane, per andare al Lago Scaffaiolo che d’agosto sembra di essere in Corso Italia, va detto. Però almeno per un buon primo tratto riesco a sciogliere il povero bracco: ovviamente appena visto il bosco e la montagna gli son venuti gli occhi a cuore. Fa avanti e indietro saltando come un capriolo, baciando uno per uno tutti i bimbi che si divertono a rincorrerlo e a chiamarlo, anche per loro in questo modo la fatica della salita diventa un gioco. Diventa più leggera anche per me, quando una signora mi impone di legarlo, dato che il suo Cavalier King si è spaventato a morte vedendoselo arrivare accanto (cosa che non è affatto vera ma sorvoliamo): cani legati, è giusto, del resto cominciano ad essercene tanti e la regola è, o tutti sciolti o tutti legati, su questo non si discute. Oltretutto ammetto che in salita Cirano è comodo, con la pettorina mi tira su che è una bellezza e arrivo in cima senza neanche il fiatone. Utile anche quando passiamo il crinale con un vento talmente forte che se non fossi stata legata a lui praticamente avrei preso il volo, i bambini si tengono per mano.

La pausa pranzo si fa cercando di ripararsi dal vento e belli coperti, Cirano si accuccia al mio fianco, puntando i panini con lo sguardo del mendicante che non tocca cibo da giorni. Ovviamene qualcuno si commuove alla recita e inizia a staccare piccoli bocconi che il cane attende, mettendo in pratica l’esercizio della “calma” che tante e tante volte abbiamo fatto e che ormai ha immagazzinato riproponendolo al momento opportuno con grande competenza. Ovvero aspettare, in stato di totale calma e mancanza di richiesta, che cosa gli viene offerto e che desidera molto: sia che si tratti di cibo, o di mettere la pettorina per uscire, oppure uscire di casa, dal cancello o dalla macchina. Qualsiasi cosa desideri, la deve chiedere, e quindi ottenere, mettendosi in uno stato di calma. E così infatti accade: è divertente porgergli il cibo che afferra con la delicatezza di una lady inglese che porta alla bocca un biscottino appena inzuppato nel te. Anche perché la suddetta signora britannica non è dotata di un naso enorme e di una bocca altrettanto grande, quindi in questo atteggiamento da british lord, come spesso accade, Cirano diventa buffissimo, con il risultato che la mia amica gli passa i bocconcini e si schianta dalle risate, insieme a tutti gli altri. Cirano continua con grande dignità.

È tempo di ripartire, di nuovo non posso slegarlo, ci sono troppi cani, di ogni razza, dimensione. Solo verso un enorme pastore tedesco, che peraltro lo ignora totalmente, Cirano mostra un’antipatia aggressiva, ma non mi coglie impreparata perché lo so: i pastori tedeschi non li sopporta, lui che va d’accordo sostanzialmente con tutti; non chiedetemi il motivo e che cosa si siano detti perché io non ne ho la minima idea. Fatto sta che i cani quando si incontrano si dicono sempre un sacco di cose e un buon proprietario deve imparare almeno qualcosa di queste conversazioni: è utilissimo. Vi potete accorgere subito infatti se la loro disposizione è pacifica, curiosa, diffidente oppure apertamente ostile e regolarvi così di conseguenza, non è poi cosa difficile, se si impara un po’ il canese, dato che loro l’umanese lo conosco alla perfezione. Del resto la specie più evoluta e intelligente sarebbe la nostra, o sbaglio? Invece la maggior parte dei proprietari non ha la minima idea di che cosa comunichi il proprio cane, ma anche questo, come il caso di prima, apre una parentesi troppo vasta che varrà poi la pena trattare in un’altra occasione.

Torniamo alla nostra passeggiata, io ho la schiena a pezzi, perché già la discesa è faticosa, tenere al guinzaglio un bestione di 35 chili mi spezza le gambe e glielo faccio presente più volte. Cirano si scusa, gli dispiace veramente, ma meglio di così non riesce proprio a fare: devo comunque comprendere che lui è un bracco, nonostante i chilometri già percorsi (per lui almeno il doppio dei nostri) non è affatto stanco anzi, se lo lascio me lo fa vedere che non è stanco per nulla. Afferro il messaggio, e appena si sfoltisce la folla umana e canina lo lascio di nuovo libero. Cane felice, una meraviglia per gli occhi la sua figura snella e muscolosa che alza il naso all’aria e ci precede, per poi tornare di corsa con le orecchie al vento quando lo richiamo temendo una delle sue fughe: arriva e mi guarda con l’aria di chiedermi scusa ma che problema c’è, rilassati e goditi la passeggiata. E ha ragione, lo faccio, seguendo il suo saggio bracco-consiglio, bimbi e cane scorrazzano che è una bellezza.

Più noiosa per lui la parte in cui deve stare di nuovo legato mentre i bambini si arrampicano sugli alberi del parco avventura, ma tra un passaggio e l’altro non mancano di passare da lui per baciarlo e fargli un complimento. Inoltre come sempre accade, tutti lo notano e gli fanno carezze o complimenti, anche perché non aspetta altro e con il suo egocentrismo è convinto che tutti quanti, umani e non, non sappiano resistere al suo fascino e alla morbidezza del suo pelo. Non è che abbia torto: Cirano è a tutti gli effetti un attira-coccole, per le quali si mette in posa recitando alla perfezione la parte del cane composto che se vuoi ci facciamo anche un selfie insieme (cosa che molti infatti fanno).

Torniamo alla macchina, siamo stanchi ma felici per la bella passeggiata, Cirano salta su e si mette in quella posizione seduto, a petto in fuori e testa alta, dicendo hai visto come sono bravo, sì sei stato bravo gli dico, dandogli delle pacche sul petto che nel nostro linguaggio vuol dire bravocane sono fiera di te.

Non si possa dire propriamente che sia stanco, nonostante abbia camminato e corso tutto il giorno, in territorio scosceso, ma è felice di arrivare a casa, mangiare e sdraiarsi sul suo cuscino in salotto. Intendiamoci, ci fosse da ripartire si riparte, nessun problema, ma se così non è, intanto si gode il morbido. Saggezza canina.

Ora penserete che io abbia sviato dal titolo e dall’argomento dell’articolo, ovvero l’educazione del cane, giusto? E invece direi proprio di no. Perché se la domanda iniziale era “che cosa si intende per cane educato” io credo che la risposta l’abbia data lui da solo e che sia tutta nel racconto di una semplice giornata con passeggiata. In tutta la giornata, a parte uno o forse due richiami che certo non mi sento di includere fra i “comandi” (il richiamo non è un comando, altra parentesi che necessiterebbe apposito approfondimento) il mio cane non ha “eseguito” nessun ordine, né del resto lo ha ricevuto, eppure credo che abbia incarnato in tutti i possibili modi il profilo di “cane ben educato”. Ha infatti mostrato di sapersi comportare in contesti diversi (bosco, folla, bar, macchina…) e con tutti, umani (adulti e bambini) e altri cani. Come la mettiamo? La mettiamo un po’ come la si mette sempre con il concetto di educazione, che del resto deriva dal latino “educere” che significa “condurre fuori”. Ovvero come un metodo che in qualche modo lavori “prima”, per poi mettere il soggetto in questione in grado di “scegliere” di emettere il comportamento più appropriato a un determinato contesto, senza che gli venga imposto, in base a quanto ha appreso e, per quanto riguarda il cane ma non solo, in funzione anche della relazione che ha stabilito con il suo educatore.

Messa così direi che la cosa è parecchio più chiara e non necessita di sofisticate argomentazioni, non vi pare?

Viva dunque i cani “ben-educati” e i proprietari che si rifiutano di trattarli come robottini con le zampe, ma come esseri pensanti e senzienti, in grado di mettere a frutto quanto appreso da relazioni sane e positive con il proprietario e, di conseguenza, con qualsiasi altra creatura ed esperienza fatta.

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