Cirano e il Lupo

Ricordate la vecchia fiaba di Pierino e il Lupo? Quella che raccontava di come Pierino desse continuamente l’allarme, urlando “al Lupo al Lupo” e facendo accorrere tutti e poi invece il Lupo non c’era? Vabbè quella; la conosciamo tutti.

Ecco, nel mio caso non è proprio Pierino a lanciare allarmi apocalittici ma il mio braccocane, il signor Cirano, cane da divano, che mi ha fatto trascorre una nottata di grande apprensione, con un occhio mezzo aperto e la mano sul telefono, già pronta per digtare il numero delle urgenze delle mie veterinarie, che avevo già preallertato alle undici di sera.

– Ciro non mi convince…

– Che cos’ha?

– È apatico, si muove a fatica e male, tiene gli occhi quasi chiusi, sta appiccicato e cerca continuamente conforto. In realtà l’unica cosa che ha è la congiuntivite però sai…

– Addome gonfio o rigido?

– No, l’ho sentito è tutto ok.

– Febbre?

– Appena 39, 3 (ndr. Fino a 39 nel cane la temperatura è normale).

– Tossisce? Vomita? Ha respiro affannato?

– Macchè.

– Sta in posizione fetale, raggomitolato?

– No guarda è qui sdraiato sul letto che sembra morto, con la testa sul cuscino.

Concludiamo che la cosa migliore è tenerlo bene sott’occhio tutta lo notte e se capisco che la situazione evolve in qualche modo chiamo subito.

C’è da dire che il mio atteggiamento di allarme ha purtroppo un precedente importante. Perché l’anno scorso, ignorando questi segnali di moribondite acuta del povero Cirano non avevo capito che stava andando incontro a una patologia gravissima, la torsione di stomaco, che ho individuato soltanto dopo alcune ore perché appunto, comunque preoccupata per questo suo stato, all’una di notte mi sono alzata per controllare come stava e davvero mi sono allarmata chiamando le veterinarie che lo hanno operato d’urgenza, e salvato per le orecchie, in piena notte.

Ecco perché non me la sentivo di ignorarlo, classificando questo suo stato catatonico nel classico atteggiamento da Pierino e il Lupo. Perché quella volta poi il Lupo è arrivato davvero e non è stata affatto una bella esperienza.

Lo ricontrollo di nuovo, gli occhi senz’altro gli danno fastidio, lo lascio sul letto sdraiato bello comodo, pazienza io dormirò in un angolino. Mi stendo tipo una mummia nel sarcofago e sento il suo corpo, lungo più o meno quanto il mio, che mi aderisce alle gambe, e me le scalda. Si addormenta profondamente. Io mi sveglio più volte, anche per la scomodità della posizione mummiesca, ma tutto mi pare regolare: la bestiola dorme che pare un angioletto e can che dorme non si veglia.

La mattina mi pare sempre un po’ mogino… di alzarsi dal comodo giaciglio non è che abbia tutta questa voglia, però compie uno sforzo enorme ed eroico per andare in giardino a fare la pipì e poi piazzarsi, con la solita aria da malato terminale, sul divano. Rifiuta la colazione, con il piglio dignitoso di chi ti dice magari potessi mangiare, non puoi immaginare quanto sto male. Risento le veterinarie, vabbè un controllo è comunque meglio farglielo e così, fatti tutti i compiti e accompagnato il bimbo all’uscita scout, ci dirigiamo verso l’ambulatorio. Cirano è un po’ meno moribondo, la vista dei bimbi scout che lo hanno accerchiato e riempito di coccole e complimenti lo deve aver leggermente risollevato. Cosa non riesce a fare l’allegria dei bambini…

Per fortuna lui non è uno di quei cani che va nel panico non appena arriva dal veterinario, nonostante poverino l’intervento dello scorso anno non sia certo un bel ricordo per lui, ma la sua filosofia secondo la quale la vita è bella, e vale sempre la pena scodinzolare, entra in atto anche in questa occasione e accoglie la veterinaria facendogli un sacco di feste. Dopo un’accuratissima visita, anche un pochino fastidiosa perché, si sa, ci vuole pazienza a farsi palpeggiare e visitare ogni singolo centimetro di pelo, inclusi gli occhi, che gli fanno male davvero, le orecchie, e un bel prelievo ematico, la veterinaria sentenzia che Cirano sta bene. Fatta eccezione per una bella congiuntivite, che effettivamente può dare parecchio disagio, e un pochino di otite. Mi segna un nuovo collirio cortisonico (quello con l’antibiotico evidentemente non era bastato) e delle gocce per le orecchie bistecche.

La cosa buffa è che lo scemocane si è fatto fare di tutto e visitare, retto e sorretto da me, limitandosi a piagnucolare il suo enorme dolore, e scodinzolando alla fine di ogni passaggio, mettendosi diligentemente seduto per affrontare il successivo.

Ecco, alla fine della lunga visita, almeno aveva dismesso l’aria da condannato a morte per mettere su un’allegra “allora ora che s’è finito si va eh?”.

Appena arrivati a casa si è piazzato sul divano sospirando soddisfatto e felice per essere finalmente al sicuro dopo una giornata davvero tremenda.

Che ci pensi la prossima volta prima di gridare il suo “al Lupo, al Lupo”?

Dubito…

 

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