Al Podere Terreno (alla via della Volpaia)

A volte mi fanno notare che sono una campanilista. Ovvero che sostengo, con ferma convinzione, che la Toscana è la regione più bella d’Italia, o forse d’Europa, e anche a livello mondiale il podio secondo me se lo gioca con grande dignità e ottime speranze.

Sarò di parte, questo senz’altro, perché la famiglia di mio padre è originaria dell’Appennino Toscano mentre quella materna della zona del Chianti fra Firenze e Arezzo. Vivo poi a Pisa, ormai da più di trent’anni, città che offre incredibili bellezze artistiche – occorre citare la meraviglia di Piazza dei Miracoli? – oltre a un clima mitigato dalla vicinanza del mare e di una splendida zona collinare limitrofa.

Piuttosto ritengo che, per quanto la Toscana sia tutta bella, e offra in un territorio relativamente piccolo una incredibile diversità di bellezze, che spaziano da quelle storico-artistiche a quelle naturali e paesaggistiche, nonostante questo, appunto, ci sono posti che, se possibile, sono davvero unici al mondo.

Uno di questi è senz’altro il Chianti.

Al Podere Terreno (alla via della Volpaia), Radda in Chianti, c’ero stata lo scorso anno, più o meno nello stesso periodo. Sapendo dell’iniziativa “Book at Home”, ideata da MdS editore, formula secondo la quale un autore incontra i lettori “nel salotto” di una casa e conversa con loro, come si faceva nei salotti letterari di inizio Novecento, una mia cara amica mi fece una proposta. Di realizzare un “Book at Home” in un piccolo agriturismo a conduzione familiare nel cuore del Chianti, gestito da una sua amica, come lei architetto, che, stancatasi della frenesia cittadina, aveva comprato un cascinale iniziando una nuova vita. Inutile precisare che l’idea mi piacque subito e dissi di sì.

Così conobbi Cristina, e questo meraviglioso posto. Lo so, qualcuno dice, ma quella è proprio la Toscana da cartolina, con cascinali, filari di viti, viali con i cipressi, dolci colline verdi e piccoli borghi medievali. Ebbene sì, è proprio quella, l’unica differenza è che è parecchio più bella delle cartoline.

Con Cristina dopo questo incontro siamo rimaste in contatto, perché è nata fra noi una simpatia, e poi perché ha deciso di prendere un cane e ne abbiamo parlato a lungo. Le avevo sconsigliato fortemente, visto l’ambiente di piena campagna, di prendere un cane da caccia, sicuramente sarebbe stato tentato dai tanti animali selvatici presenti e quindi più propenso alla fuga che a starsene comodamente sdraiato davanti a casa. Mi ha ascoltato… infatti ha preso un bracco tedesco! Che però, magia dei cani che tanto ti fanno sempre bugiarda, vive libero (e molto felice) senza allontanarsi mai.

Abbiamo fissato una data, non senza qualche difficoltà per gli impegni di entrambe ma ce l’abbiamo fatta: venerdì 8 giugno. Ero davvero felice di tornare in quel posto meraviglioso, di rivedere Cristina, e anche di conoscere il suo cane Dexter.

Il tempo non ci ha aiutato, ma con il senno di poi è stato meglio così: invece di stare nell’aia, all’aperto, che pure lo scorso anno era stato bellissimo, Cristina ha allestito una stanza al piano di sotto come un vero e proprio salotto, mentre al piano di sopra, nella grande sala da pranzo con il camino, ha disposto un ricco buffet, molto gradito agli ospiti che, dopo aver nutrito lo spirito con la conversazione letteraria, sono stati ben felici di rifocillare anche palato e stomaco. Si è creata così una situazione più raccolta, intima, le persone non conoscevano né il libro né me, soltanto alcuni erano stati presenti lo scorso anno, e mi hanno accolto con curiosità e attenzione. Incredibile l’atmosfera che si può creare intorno a un libro, e all’amore per gli animali, ovvio, che nel mio caso vanno sempre di pari passo.

Quest’anno ho portato il mio cane Cirano con me, non potevo lasciarlo e confesso che ero piuttosto preoccupata. Non per la presenza di Dexter, il cane di Cristina, con il quale ero quasi certa sarebbero andati d’accordo, ma piuttosto per lo spazio completamente aperto dell’agriturismo, che si trova su un bel “poggio”, circondato da verde campagna, il che significa, per il naso di un bracco, mille ottime occasioni per darsi alla fuga. Lepri, cinghiali, fagiani, caprioli, un allevamento di capre a poca distanza, insomma, c’erano ottimi motivi per preoccuparsi di come gestire le doti di cacciatore di Cirano che, per quanto ubbidiente in passeggiata, non ho mai lasciato libero e sciolto – incustodito – in un ambiente simile. Ma c’è sempre una prima volta per tutto, anche per provare a fidarsi di tutto quel che si è seminato con il proprio cane e vedere come va.

La presenza dell’altro cane ha senz’altro aiutato, hanno socializzato subito, e si sono messi a esplorare i dintorni insieme, non senza una mia certa apprensione. Se parte dietro a qualche bestiola, mi son detta, qui dove lo vado a ricercare? Comunque, proviamo. O la va o la spacca.

Abbiamo fatto il “Book at Home” durante il quale Cirano e Dex sono rimasti fuori a gironzolare e io, presa dalla conversazione con gli ospiti, mi sono distratta dal pensiero che potesse sparire. Non è accaduto… che liberazione! E così è stato per tutto il tempo a seguire.

Poterlo lasciare libro di godersi la meraviglia di questo posto che per lui, amante sopra ogni cosa della caccia alle lucertole, è un vero paradiso canino.

Anche in giro per i paesini è stato bravo, raccogliendo come sempre i complimenti di tutti. Molti turisti mi hanno chiesto che razza fosse, mentre lui elargiva complimenti e grandi sorrisi a tutti.

Dopo una giornata in giro non era naturalmente ancora stanco, ma è stato, come Dex, sdraiato ai piedi del lungo tavolo della sala da pranzo, dove gli ospiti dell’agriturismo si siedono tutti insieme, con la proprietaria, come se si fosse in una casa di famiglia. È questo il bello del posto, che gli stranieri apprezzano particolarmente, oltreché per la meraviglia del paesaggio e del cascinale stesso, proprio per questa gestione che fa sentire le persone “a casa propria” nonostante non si conoscano fra loro. Ne è uscita una conversazione piuttosto surreale, che io e Cristina abbiamo cercato di sostenere, spiegando tra l’altro anche di cosa parlano i miei libri, in un inglese molto approssimativo, che è risultato però efficace, grazie anche alla piena collaborazione degli ospiti: una coppia canadese, una tedesca, un medico statunitense e due taciturni ragazzi israeliani. Ganzo parecchio.

E questa è la parte più interessante dello scrivere libri, perché diventano poi occasione per esperienze di vita che ti arricchiscono soprattutto dal punto di vista umano, che è sempre e comunque la cosa più importante.

Grazie Cristina, torniamo presto.

 

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