Chi di palestra ferisce di schiena perisce

A luglio avevo – finalmente! – detto “addio” al centro di fisioterapia che ho frequentato per un anno e mezzo. Il mio fisioterapista, che con affetto incondizionato chiamo “il mamba nero” mi aveva però avvertito: vedi di continuare per tutta l’estate a fare a casa questo programmino che ti do e a settembre riparti subito in una palestra con un programma similare”. Come no. Ho preso la cartellina con dentro i fogli riportanti per filo e per segno tutti gli esercizi e ho fatto ciao ciao con la manina a lui e al centro, ai quali sono grata con tutto il cuore perché mi hanno rimessa in piedi non una, ma ben tre volte, però ora basta eh!

Indovinate un po’ quante volte ho fatto gli esercizi “a casa” che mi sono stati assegnati? Tre. No, forse due e mezzo. Non ci allarghiamo. E indovinate cosa ho fatto a settembre invece di segnarmi in una bella palestra e andare a fare pallosissimi esercizi almeno due volte a settimana? Quello, bravi: NULLA. Che poi nulla non è onesto, perché di esercizi quotidiani a casa ne ho fatti tantissimi. Sollevamento pesi costante e quotidiano: spesa (metti nel carrello, carica sulla macchina, scarica dalla macchina, metti tutto a posto), panni (mettili in lavatrice, togligli, stendili, piegali, mettili a posto), lavastoviglie (metti piatti pentole bicchieri posate dentro, ovviamente chinandosi in modo sbagliato, toglili, rimettili a posto), pulisci casa (e qui sorvolo il dettaglio), fai l’erba in giardino, pota piante, rimuovi cacche cane, sollevamento legna. Insomma la finisco qui perché tanto la lista è lunga e insomma, la sostanza è chiara. Si aggiunga stare seduta al computer o in auto, altre attività che tanto giovano alla curva lombare che si era timidamente riaffacciata dopo mesi di fisioterapia per abbandonarmi e trasformarsi di nuovo in un rigido, implacabile dirizzone. Unica attività che mi sono concesso davvero benefica le passeggiate con il cane, ma ahimè troppo poche e troppo incostanti per poter produrre un sano giovamento (e anche lì, talvolta si è reso necessario legare e condurre al guinzaglio il quadrupede che se gli metti accanto un TPR – cavallo da tiro pesante rapido – son convinta che quanto a chi tira di più lo scozzo sia duro).

Cioè, non è per giustificarmi, ché sono ingiustificabile, però insomma, in palestra non sono riuscita ad andarci ecco. Mi sono informata però eh, ho preso orari, costi di almeno tre posti diversi. Decretando per ciascuno che per un motivo o per l’altro la logistica era comunque ingestibile per me. Poi c’è stata l’uscita del libro, quindi ormai si inizia dopo. Dopo il Pisa Book Festival si parte. Cavolo è già passata un’altra settimana… basta! Chiamo la palestra più vicina a casa e mi informo per il corso di Pilates: martedì e giovedì alle 17,30, voglio almeno provare! Così mi impongo di andarci giovedì, tanto porto il bimbo a basket e poi vado. Ottimo programma. Peccato che non avevo fatto il conto che il traffico a Pisa, in taluni giorni e senza un motivo apparentemente logico, è peggio di quello romano, dovendo arrivare fino in centro e poi riattraversarlo per tornare indietro. Pazienza, vado lo stesso. Mi presento con venti minuti di ritardo e la signora della palestra mi dice: vuole provare lo stesso? Voglio sì, provare lo stesso, ormai sono qui e oggi ho deciso che è il giorno giusto, non ci si metta anche lei per piacere… Mi sa che le ho fatto pena, mi indica lo spogliatoio.

Mi cambio al volo e dopo aver attraversato la fosse dei coccodrilli ovvero la sala pesi entro in una sala, con parete a vetri, costellata di una venticinquina di creature femminili a prima occhiata tra i quaranta e i cinquanta sdraiate sui tappettini. L’istruttore, un essere cubico altro un metro e sessanta e largo un metro, tutto muscoli e cannottiera mi invita a prendere posto.

Io Pilates l’ho fatto per almeno tre anni, anche perché è l’attività più simile alla danza – che ho fatto per tanti anni – e che meno stressa le articolazioni. L’ho fatto con insegnanti diverse, insomma lo conosco. Quello che fa il nostro Kojak qui, a guardarlo meglio gli somiglia parecchio, è abbastanza tosto e, non ci voleva certo un genio per arrivarci, io non riesco proprio a fare diversi esercizi. E qui mi soffermo a darmi ripetutamente dell’idiota, ma scusa, tralasciamo il fatto che la lezione è iniziata da quasi mezzora, tralasciamo il fatto che siamo a fine novembre e il corso è partito da quasi tre mesi, tralasciamo il fatto che sei ferma da inizio luglio, ma cavolo il fatto che ti sei rotta due vertebre e hai fatto due interventi neurochirurgici invece lo vogliamo tenere il considerazione o no? Bisogna essere dementi, soltanto per averla pensata un’idea del genere. Esco dalla sala con le ali pendoloni e la lacrima pronta. La signora di cui sopra mi dice: “tutto a posto? Le è piaciuto il corso?”. Vorrei abbracciarla e dirle che sì il corso andrebbe benissimo, se avessi una schiena normale e un briciolo in più di cervello. Le dico che purtroppo non è adatto a me e molto gentile si rende disponibile per prendermi un appuntamento con il loro tecnico e fare una scheda di lavoro personalizzata.

Monto in macchina e non piango. Primo perché io non piango mai (o quasi), secondo perché tanto lo sapevi pezzo di cretina che non puoi essere più la stessa di prima c’era proprio bisogno di farselo sbattere in faccia da un corso di Pilates? È come essere ingrassata venti chili ed entrare in un negozio per sole taglie 40 e pretendere di entrare dentro un paio di jeans. Non è il negozio che è sbagliato capito?

Mando un messaggio al Mamba Nero: dimmi quando ti posso chiamare. Pausa pranzo, risponde.

Ti avevo detto che non ti volevo più vedere! Mi dirà di sicuro, e ha mille ragioni ma quando gli spiego che ho avuto la pensata di andare a un corso di Pilates dopo che non ho fatto più nulla da quando ho smesso la fisioterapia a luglio, prima mi offende – e me lo merito – poi mi spiega, per l’ennesima volta, che con la schiena che ho non me lo posso permettere di stare senza fare nulla per mesi e poi pensare così, dal niente, di andare a fare un corso di una palestra.

“Facciamo così: torna qui un mesetto, ti rimetto in sesto e poi a gennaio vai in palestra, ok?”. Stavolta decido di usare il cervello, chiamo il centro, la ragazza al centralino mi riconosce e mi fa un mucchio di feste fissandomi appuntamento per sabato mattina, con il mio serpente preferito. Alè, si torna nel rettilario. Ancora una volta.  Da sabato mattina. E io che avevo detto non ci metto più piede qui! Vedi mai dire mai… Vediamo se stavolta la lezione la imparo: chi di palestra ferisce di schiena perisce!

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