L“Effetto” che fa Palla

La storia di Palla la conoscono tutti. Anche io l’avevo letta sui social, su Fb la pagina dedicata alla Onlus “Effetto Palla” ha incassato oltre centomila like (110.291 per la precisione), mentre quella della clinica veterinaria che l’ha accolta e salvata (la Duemari di Oristano) ha superato i trecentomila: 353.969 sempre per essere precisi. Mica bruscolini. Un cane diventato una vera celebrità.

Ma un conto è leggerla sullo schermo la sua storia, vedere le foto, un conto è trovarsela davanti, insieme alla dottoressa Monica Pais, che ha partecipato al progetto “Se mi lasci non vale”, realizzato dalla maestra Elena Bergamaschi, con la collaborazione delle dirigenti, delle insegnanti dell’istituto comprensivo Pacinotti di Pontedera e di tanti “esperti” che sono scesi in campo per fare entrare nelle scuole il messaggio contro l’abbandono. Un progetto bellissimo articolato in quattro anni, che ha visto la partecipazione entusiasta di tanti bambini e si è concluso con un evento che ha coinvolto tutti coloro che hanno partecipato, e quindi anche Monica e Palla.

“Mi chiamo Monica Pais, ho 54 anni e sono una veterinaria della clinica Duemari” esordisce così la veterinaria, una donna che apre il sorriso e il suo cuore raccontando la storia di questa cagna, che si sdraia ai suoi piedi, sciolta, un gonfiore sotto alla gola e una bandana con su scritto “Effetto Palla Onlus”.

“Viviamo in Sardegna, a Oristano, e recuperiamo rottami da trent’anni. Abbiamo una struttura grande, che fortunatamente ci permette il ‘lusso’ di salvare circa 200 randagi ogni anno, curarli e poi darli in adozione”. Scorrono alle sue spalle le immagini di com’era Palla quando l’hanno trovata: non le hanno certo dato un nome a caso. “Facciamo sempre così, non chiamiamo i cani Fufi, o Molly, ma il nome ce lo suggerisce la condizione in cui li troviamo, e Palla era tale di nome e di fatto”.

La dottoressa racconta che questa cagna ha vagato a lungo, mesi, per strada, affamata e sola, con un cordino di 12 centimetri stretto intorno al collo, talmente stretto che la sua testa ha iniziato a gonfiare, e alla fine non riusciva neanche più ad aprire la bocca, ma solo a tirare fuori la lingua di un centimetro, stava morendo di fame e di sete. Una ferita profonda sul collo, una vera e propria lacerazione.

“Palla è arrivata il 24 gennaio del 2016, per un mese l’abbiamo nutrita inserendole il cibo direttamente in bocca e fino dentro la gola, perché non riusciva ad aprire la bocca che di pochissimo. L’ho messa sulla pagina FB della clinica, come facciamo con tutti i randagi che recuperiamo, ma per lei è stato diverso. È esploso subito un caso, e le sue foto hanno iniziato a girare sul web a una velocità incredibile”.

Palla sembra essere consapevole e al tempo stesso indifferente a tutta la sua fama. I bambini la chiamano, la accarezzano, lei non nega attenzioni e feste a nessuno, senza distinzione alcuna tra creature a due e a quattro zampe. Le basta che la sua umana preferita resti nel raggio di pochi metri, meglio se centimetri.

Non porta il guinzaglio, il legame che la unisce a Monica non è fatto di corda né di nylon, è diversa la materia che le stringe: tessuta del più forte filamento che esista al mondo, l’amore. Incredibile: lei che ha portato intorno al collo il segno di una schiavitù che l’ha quasi uccisa oggi riconosce un solo guinzaglio, quello che nessuno le mette.

“Si è attaccata da subito a me – racconta la sua salvatrice – io sono un chirurgo e quando entravo in sala operatoria dovevamo chiuderla in una stanza. Per tutto il resto del tempo Palla è libera. Non le abbiamo insegnato niente, nessuna forma di addestramento, non conosce un comando. Lei è così di suo. Pensate che ha vagato randagia per mesi e adesso è un cane socializzato al massimo, che sa come comportarsi ovunque, spesso sembra quasi fare da ‘infermiera’ agli altri”.

Palla ha attirato così tanta attenzione mediatica da diventare un vero e proprio “caso editoriale”: “siamo state dappertutto, in televisione, sui giornali, sui social la sua pagina è stata tra le tre più cliccate da marzo a luglio (nel mese di aprile quella della clinica Duemari è stata la prima pagina FB per engagement e new fan), al punto che abbiamo pensato di creare un ‘contenitore’ per tutto quello che riceveva (inclusi regali, ne abbiamo una stanza piena). Così è nata una Onlus che abbiamo chiamato ‘Effetto Palla’, proprio per ricordare quello che questa cagna rappresenta: lei è la regina di tutti i rottami, l’ambasciatrice degli sfigati, a volte penso che ci sia stata mandata con uno scopo, noi alla fine abbiamo fatto soltanto il nostro dovere”.

E qui cara Monica mi permetto proprio di dire che non è così… avete fatto qualcosa (moltissimo) in più del vostro dovere, che consiste senz’altro nel curare gli animali, ma occuparsi di duecento randagi all’anno, fornire loro assistenza gratuitamente e prendersi poi la briga di cercare anche una casa a tutti questi “rottami”, come li definite voi con infinito amore, va ben oltre quello che un medico fa con un paziente. E Palla lo sa, e lo dimostra a tutti con la naturalezza e la purezza che solo un cane può avere. Non mente la coda, che accoglie festosa le attenzioni di tutti, non mente lo sguardo, che ti cerca in mezzo a cento persone e non ti perderebbe nemmeno per tutti gli ossi del mondo, non mente la sua postura, di cane rilassato e sereno pur in mezzo alla confusione, a tanti estranei e in un ambiente non propriamente consono a un animale. E poi, così tanto per ricordarlo, se non ci avete fatto caso, Palla sarebbe, è, un pitbull! Questo lo avevo omesso. Presente i pitbull sì? Quelli che sbranano i bambini, che girano con enormi collari con le borchie, che se incontrano un altro cane guai a te se ti avvicini che ti faccio secco? Ecco, preciso, appartiene a quella razza lì.

Ma veniamo un po’ al dunque, sennò poi mi dite che scrivo di (e da!) cani e basta e qui cari miei vi sbagliate perché se è pur vero che Palla appartiene alla (nobilissima) specie canina quel che è stato fatto grazie a lei ha portato parecchi benefici anche ai bipedi. Come? Ecco qualche esempio che la dottoressa Pais elenca, non per vanto ma con orgoglio e soddisfazione: “cito solo alcuni dei progetti cui abbiamo partecipato, quelli a cui sono più affezionata. Abbiamo collaborato a un’antologia, fornendo un racconto e una foto di Palla, per aiutare l’ospedale pediatrico Meyer; grazie a Palla abbiamo sostenuto il progetto “BasKenya” che ha raccolto circa 15.000 euro per finanziare la costruzione di campi da basket in Kenia (e qui scorrono foto bellissime di bambini con un pallone in mano). Siamo stati ad Amatrice dove è stato possibile sostenere le spese veterinarie per 48 cani che sono stati così restituiti alle famiglie che nel terremoto avevano perso tutto: poter riabbracciare i loro amati animali è stato un raggio di sole in giorni bui. Abbiamo aiutato un canile in Sardegna che aveva ricevuto lo sfratto, 150 cani che non si sapeva dove mettere e che fine avrebbero fatto! Abbiamo comprato tutto il materiale per fare recinzioni e le casette in legno, indovinate un po’ chi ha messo la manovalanza? Un gruppo di migranti che si sono presentati spontaneamente e si sono rimboccati le maniche costruendo tutto per loro”.

Ma le soddisfazioni non si fermano qui: la dott.ssa Pais ha ricevuto un riconoscimento dalla LUISS, “pensate, la motivazione è stata perché ricicliamo vite! Mai gioia più grande perché è quello che facciamo: restituiamo dignità a vite che sembravano finite, perse, da buttare. Ma nessuno è da buttare, mai”. Alla Facoltà di medicina veterinaria di Milano è stata perfino inserita una materia di studio proprio prendendo ispirazione dalla storia di questa incredibile cagna. E qui la Pais inserisce, per inciso, una particolare soddisfazione in qualità di medico veterinario, consapevole che non tutti i colleghi vedono di buon grado la possibilità che una clinica si adoperi anche nel fare beneficenza, leggi curare gratis, animali di nessuno per i quali nessuno appunto passa a saldare il conto.

E nel mentre Palla che fa? Mentre tutti la guardano, la fotografano, la chiamano, mentre scorrono le sue immagini sullo schermo, accucciata ai piedi di Monica che parla con un microfono in mano? Niente. Se la gode. Se la gode tantissimo, e lo vuol far presente a tutti, che essere la “regina dei rottami” (come la definisce quella strana creatura a due zampe che un giorno ha incontrato e ha deciso che mai più si sarebbe allontanata da lei più di qualche passo) è proprio una grandissima figata.

Ditemelo adesso che Palla è solo un cane, ditemi che chi salva animali non ha a cuore le persone, guardate negli occhi questa cagna, ci leggerete lo specchio di quelli di Monica, e nell’incrocio del loro sguardo ditemi se è possibile non vedere, pura, semplice, vera, diretta, l’essenza dell’amore.

 

 

 

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