Risposte difficili per una domanda semplice

Arriva sempre un momento in cui spulcio la pila di libri sul comodino sperando di scovarne uno che non ho letto, ma ovviamente, scopro con disappunto che non è così: finiti, finiti tutti. Sul comodino solitamente ci tengo quelli ancora da leggere (che appunto finiscono sempre troppo presto), ma anche i libri più cari, che di tanto in tanto sbocconcello, magari dopo aver chiuso la lettura “principale”. E ancora manuali di equitazione o sui cani, che via via consulto e rileggo.

Comincio allora ad aggirarmi per casa, come un tossico in cerca di spiccioli che serviranno alla dose necessaria, frugo tra gli scaffali e le mensole, “magari ce n’è qualcuno che non ho letto… oppure potrei cominciare a rileggere i classici, oppure libri che ho letto diversi anni fa e non me li ricordo bene”. Perché una cosa è sicura, un buon libro andrebbe riletto almeno due volte. Già, però ci vorrebbero allora almeno due vite! Urge incursione in libreria, o a casa dei miei che praticamente è più fornita della libreria, oppure chiedere a qualcuno un “consiglio di lettura”.

Eccola, la domanda più semplice del mondo che si presenta con la faccia pulita, diretta, ma che implica, invece, una risposta articolata e assai più complessa di quel che potrebbe sembrare: “cosa mi consigli di leggere?”. Recentemente l’ho rivolta a un’amica che vive all’estero e che ha una biblioteca piuttosto ricca nella sua casa italiana, e così, bontà sua, prima di ripartire mi ha voluto prestare un buon numero dei suoi libri “preferiti”. Un impegno importante, prestare libri è un gesto molto intimo, che si fa verso qualcuno che ci ispira piena fiducia, investendolo di una responsabilità non da poco. E io ne ero pienamente consapevole. Ci abbiamo messo del tempo a scegliere, spaziando dalla narrativa italiana contemporanea a qualche autore straniero, quasi tutti romanzi, un paio di saggi.

A distanza di un mese ho già dato fondo alla metà della scorta e comprato anche un altro libro – e qui devo confessare una cosa brutta, ma brutta brutta: l’ho comprato al supermercato, ma mi pento e mi dolgo con tutto il cuore e cercherò in futuro di non farlo mai più. Questo gesto della mia amica, che ho apprezzato moltissimo dato che ero anche in un momento in cui andare in giro per librerie mi era impossibile (e lo so che i libri si comprano anche online, ma non mi piace e non sono capace), mi ha dato inoltre spunto per riflettere su un altro quesito, che segue a ruota, peraltro, la domanda precedente: che cosa fa di un libro un buon libro? E, soprattutto, è una cosa universale, tipo un assioma inconfutabile, oppure è davvero una questione del tutto soggettiva?

Lasciamo stare i capolavori della letteratura, italiana o straniera che sia, insomma non sarebbe garbato scomodare per questa futile conversazione signori come Tolstoj o Dostoevskij non trovate? Insomma, perché ci viene in mente di “consigliare” un certo libro, prendendoci la briga – e la responsabilità ovvio – di rispondere alla fatidica domanda di cui sopra, che io avevo rivolto a lei: “che libro mi consigli?”. Ecco, è una domanda difficile, lo ribadisco, che apre uno scenario piuttosto complesso di ulteriori domande, riflessioni, se e ma. La prima: se un libro è piaciuto molto a me, perché dovrebbe piacere anche a qualcun altro? E se mi fosse piaciuto solo perché l’ho letto in quel particolare momento della mia vita? Se, se e ancora se. E poi a questa domanda ne dovrebbero seguire molte altre: che tipo di lettura stai cercando? Di svago, d’amore, che pone riflessioni profonde, che racconta una storia avvincente… Inoltre è scontato che occorre conoscere piuttosto bene la persona a cui si dà il suggerimento.

Mai sottovalutare la potenza della pagina scritta. Quando apriamo un libro dobbiamo sempre prendere in considerazione l’ipotesi che potrebbe cambiarci la vita. È questo lo spirito con cui leggere, secondo me. Capite dunque che grande responsabilità ci si assume, consigliandone uno. Ecco perché ho apprezzato molto il gesto della mia amica, ecco perché abbiamo dedicato alla scelta diverso tempo e parlato a lungo. Ecco perché consigliare un libro non è mai semplice, e prestarne uno è un bellissimo gesto di amicizia perché significa “ti affido qualcosa che è stato importate per me, spero lo sia anche per te”.

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