Se ne vanno tante persone, in questi giorni.
Lo so, è la vita, e quindi la morte, che fanno il loro corso, ogni giorno ci sono persone che nascono, persone che muoiono, si ammalano, soffrono, lottano, alcune circondate da affetti e sostegno, altre in solitudine, senza nessuno che le pianga, che ne senta la mancanza.
È difficile cercare di capire, impossibile trovare delle risposte: alla morte di qualcuno che ci è vicino non ci abitueremo mai, che sia improvvisa, come è stata per Antonio, che in pochi attimi ha concluso il suo percorso sulla terra, lasciando famiglia e amici nello sgomento e nello smarrimento più assoluti, o che sia dopo una lunga ed estenuante malattia, come è stato per Francesco: neanche “prepararsi” in realtà serve a molto.
Niente: alla morte non ci si abitua, non ci si rassegna, non ci ci prepara. Quando arriva, e ci sottrae dagli occhi, dalle braccia, dal nostro quotidiano qualcuno che amiamo, sentiamo solo un grande vuoto, un senso di piccolezza che ci fa capire quanto sia rapido, e leggero, il nostro passaggio nel mondo.
Chi ha la fede che lo sostiene può darsi pace, può trovare un aiuto, chi non crede invece che ci sia un disegno divino che traccia le nostre esistenze fatica di più, e arranca.
Occorre fare un percorso a ritroso, in questi momenti, guardarsi bene attorno, fermando tutto, per ricercare il filo della vita terrena che si è spezzato; e raccoglierlo, stringerlo forte tra le dita e portarlo con sé. Ogni giorno, in tutto quello che facciamo, in quello che siamo. Perché siamo pezzi anche di chi non c’è più. Ce lo dobbiamo portare dentro, sentire la sua voce, accogliere la sua presenza che cambia forma, e modo di comunicare, ma resta in noi. Un lungo filo, che cuce le vite, che si spezza e viene raccolto, riannodato. Un filo pieno di nodi, che passa di mano in mano e tesse le esistenze delle persone.
Solo così possiamo avere un senso, solo così possiamo sopravvivere a chi ci lascia. Solo pensando che non ci lascia mai davvero, perché se guardiamo bene, lo troviamo quel filo, rotto in malomodo a volte, a volte strappato con violenza, a volte consunto e sfilacciato.
Raccogliamolo, con delicatezza, è un dono prezioso, annodiamolo al nostro. Portiamo i nostri morti nella nostra vita senza paura, solo così non ci lasceranno mai, la loro vita vivrà in noi e così di filo in filo, di nodo in nodo.