O è NO, o è BOH, a volte DOPO: come risponde un adolescente a qualsiasi domanda l’adulto gli ponga

Qualsiasi domanda si ponga a un adolescente la risposta non desterà alcuna sorpresa: o è NO o è BOH, a volte se si è molto fortunati può essere un enigmatico DOPO. La sfumatura tra le prime due risposte non è trascurabile, e senz’altro merita un’approfondita analisi che porterà non certo a un’esegesi univoca ma, quanto meno, alla definizione di una rosa di possibilità che possa, se non dare certezze, almeno un conforto, nel mondo inaccessibile dell’adolescente moderno.

Già, l’adolescente moderno: una strana creatura che vive tra il divano e il letto che raggiunge sbattendo alle pareti perché percorre la distanza, breve o lunga che sia, con il cellulare sotto il naso. Sul divano solitamente si svolge l’attività numero uno, ovvero giocare alla play station, e al limite guardare orride serie tv su Netflix, mentre stravaccati sul letto, in strane posizioni che garantiscono una futura discopatia, si sta al cellulare (che solitamente si consulta anche mentre si guarda la TV), e si svolgono i compiti, attività peraltro secondaria e assai limitata nel tempo alla quale dedicare non più di dieci minuti al giorno (non saranno da imputarsi alla scuola, almeno, i problemi ortopedici dell’avvenire forse non poi così tanto lontano).

Mentre l’adolescente, ovvero un soggetto che abbia dai 12 ai 24 o anche 26 anni, perché l’adolescenza a questo punto è un periodo lunghissimo e dai confini incerti e ampiamente allargabili, è immerso in una di queste importanti attività che gli occupano l’intera giornata e, spesso, anche parte della notte, può capitare che l’adulto di riferimento debba porgli un quesito. Anche semplice eh, tipo:

– Cosa vuoi per pranzo?

– Hai fatto i compiti?

– Come sei organizzato oggi?

Sono domande apparentemente banali, lo si capisce, nell’arco della giornata può capitare che ci si trovi nella condizione di dover formulare quesiti di questo tipo, ai quali, ci si potrebbe scommettere tutto quel che si ha in banca, il soggetto adolescente risponderà con un sonoro, prolungato e ben evidenziato BOH.

Può capitare anche, ma qui si entra in un campo ancora più difficile, che l’adulto abbia l’ardire di fare affermazioni che comporterebbero un’azione conseguente che non è affatto detto che l’adolescente emetta, tipo:

– È pronto, vieni a tavola.

– Apparecchia per favore

– Metti in ordine la tua stanza entro stasera.

Ecco simili, inutili, affermazioni, non solo non ricevono risposta positiva (sarebbe meraviglioso sentirsi dire “arrivo”, “lo faccio subito” o anche un semplice, stringato ma consolatorio “Ok”), invece solitamente – direi per approssimazione in positivo 99 volte su 100 – cadono nel vuoto, e lì ti chiedi se il soggetto sia: a) diventato sordo; b) rincorbellito del tutto dall’aggeggio elettronico a cui è attaccato h24 tipo polmone d’acciaio; c) ti ignori volutamente. Tre ipotesi parimenti preoccupanti, c’è da dire; forse più di tutti l’ultima.

In alternativa, l’unica risposta che si può pensare di ricevere a queste sollecitazioni non è affatto divertente, anche se rappresenta una forma di interlocuzione e, per assurdo, addirittura di ascolto; l’unica risposta che si può pensare di ottenere, dicevo è: DOPO.

“Dopo” è meravigliosa perché di fatto mette l’anima in pace al simpatico fanciullo, che non gira nemmeno la testa o alza gli occhi per pronunciarla, mantenendoli fissi sullo schermo della tv o del cellulare: e qui ti frega. Perché “DOPO” non è un “NO”, ma di fatto è come se lo fosse. Solo più evasivo, più garbato ecco. Perché se ti chiedo di fare una cosa, solitamente, e implicitamente, dovrebbe significare che va fatta ORA, e non DOPO (che può voler dire anche tra un’ora, o un giorno, o una settimana, DOPO non ha un’indicazione temporale definita). Se ti dico che il pranzo è in tavola, per esempio, vuol dire che si mangia ORA, non DOPO. Se ti chiedo di apparecchiare, o sparecchiare, non si tratta di attività fattibile, chennesò tra due ore quando avrai finito la tua imperdibile partita al videogioco di turno, al pari di scaricare dall’auto e mettere a posto la spesa, perché potrebbero con buona probabilità esserci alimenti, che peraltro l’adolescente medio consuma in quantitativi ingiustificabili e inspiegabili per un esserino umano, che nel mentre, se non messi prontamente in frigo o congelatore, sarebbero da buttare via. Per dire. “Dopo” non è una bella risposta, in conclusione, anche se potrebbe essere considerata migliore di BOH o NO. Torniamo un attimo su queste due.

Riprendiamo il BOH. Sostanzialmente non vuol dire “non lo so”, come la consuetudine vorrebbe, questa risposta ha un significato molto preciso, anche se poco conformante. Vuol dire infatti “non ho alcuna voglia di risponderti, di pensarci, di sforzarmi di ragionare su questa cosa”. Implica, la domanda a cui esso risponde BOH, uno “sforzo di intelletto”. Insormontabile, si intende. Ecco che il giovane sapiens (sorvolo sul dubbio che l’evoluzione abbia davvero svolto un ruolo, in questi casi) usa il BOH per una serie molto vasta, e articolata, di quesiti, tipo: Come è andata a scuola? Come ti vuoi organizzare stasera? Mi spieghi perché hai preso 5 a storia? Preferisci invitare tizio o caio? Ma perché rispondi così? E via e via, i casi in cui dare come risposta un bel BOH sono parecchi. Denominatore comune, se ci fate caso: attivare i neuroni per mettere insieme discorsi con un senso, uguale troppa fatica.

All’adolescente non piace fare fatica, diciamolo pure, può giocare per otto ore di fila alla play, scrivere su WA centosettanta messaggi, ma darti una risposta sensata quello proprio no, è uno sforzo che non può affrontare. E allora sfodera il magico BOH e ciao. Cosa ribatti a un BOH? Nulla.

Anche a un NO ribatti male. Però almeno ti indigni, non che serva a qualcosa si intende. Se dunque il minimo comune denominatore rispetto alla risposta BOH è da individuarsi nella mancanza di voglia di compiere un qualsiasi sforzo di intelletto, il NO corrisponde invece al totale rifiuto di una qualsiasi azione fisica che implichi l’allontanamento dagli habitat prediletti dell’animale adolescente. Ecco qualche esempio banale:

– Andiamo al mare?

– Mi accompagni a fare la spesa?

– Andiamo a salutare la nonna?

– Ci fermiamo in centro?

NO. NO. NO e NO. Facile. Rispondere. Tutto NO, perché si tratta di azioni alle quali è impossibile non preferire una delle suddette irrinunciabili attività: divano, letto; letto, divano.

Vi pare un panorama sconfortante? Lo capisco, significa che o non avete figli, o li avete ma non sono ancora adolescenti (e allora poi lo capirete), o avete messo al mondo un raro esemplare di adolescente sapiens e allora beati voi.

Tutti gli altri genitori, purtroppo, staranno leggendo facendo di Sì con la testa e sorridendo un po’ perché in fondo un mal comune, in qualche modo, di solito, si trasforma in un mezzo gaudio.

O no? BOH!

PS: Dimenticavo una postilla importante: le suddette attività gli adolescenti le compiono non soltanto in forma individuale, ma anche in piccoli branchi, che ritrovi assiepati in casa, in ordine sparso distribuiti sul divano o sui letti, a giocare alla play, o ai cellulari o appiccicati a una serie TV. In questi casi è vivamente sconsigliato porre domande, di qualsiasi natura, tanto non risponderebbero né BOH, né NO, né DOPO. In questi casi è vivamente consigliato fare una cosa soltanto: riuscire. E tornare quando c’è da mettere in ordine e pulire.

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