Oggi voglio parlare di un tema diverso, niente cani, niente cavalli, libri, bozze, autori, niente del genere.
Oggi voglio parlare di un vero e proprio mistero che, sono certa, non avvolge solo la mia esperienza, ma credo riguardi quella di molte madri di adolescenti.
Sì adolescenti, presente quelle creature che fino a ieri l’altro erano deliziosi bambini con la finestrella nei denti che ti facevano disegni con su scritto “ti voglio bene mamma” e oggi fanno finta di non conoscerti se ti incontrano per caso in strada imbrancati con gli amici, o peggio ancora, in compagnia di un’amica o di un amico speciale del quale tu devi ignorare l’esistenza perché se ti azzardi poi a chiedere “chi era quello/a?” vieni azzannata alla giugulare da un affilato “sono affari miei”? Quelli.
Quelle personcine che all’improvviso sono diventati più alti di te di venti centimetri ai quali non puoi più comprare simpatiche magliette o tutine nel reparto “bimbi” perché quando ti viene in mente di prendergli qualcosa, che tanto comunque non gli piacerà, ti rendi conto che gli ci vuole la M da uomo. Quei soggetti indecifrabili, imperscrutabili e impraticabili che si aggirano per casa o si spiaggiano in posizioni improbabili sul divano, sempre ovunque e comunque con il cellulare in mano. Gli si modificheranno le dita, a questi qui, perché praticamente non gliele vedi mai senza cellulare dentro, ci vivono in simbiosi, ci scrivono, ci leggono, ci fanno perfino i compiti con il telefonino, o così almeno ci vogliono far credere. Eppure… eppure… eppure, cosa succede quando provate a telefonare a vostro figlio o mandargli un messaggio? NIENTE. Esatto: non succede niente perché NON RISPONDE. E se poi ti ci incavoli e protesti ti dice: “eh ma non avevo sentito/visto!”. Come cavolo fai a non aver sentito (per carità forse ci sta anche, lo tengono sempre silenziato il telefono altro mistero dei misteri) oppure visto il cellulare dato che non te ne separi nemmeno per guardare dove metti i piedi quando cammini?
Eppure te la dicono questa cosa qui, come se fosse poi normale, si risentono anzi: “non posso mica stare sempre a guardare il telefono stavo facendo altro”. Ecco una cosa che mi fa saltare i nervi: “stavo facendo ALTRO”. Ma altro cosa? E poi a un certo punto, mettiamo anche se tu stessi facendo altro e che tu sia stato – quanto? sette minuti? – senza guardare il cellulare a un certo punto, dico, lo avrai notato che c’hai una chiamata persa, un messaggio, di tua madre, no? Oppure c’hai il telefono con la selezione all’ingresso, che le chiamate di tua madre e pure i suoi messaggi li dirotta sulla luna? Perché è da lì che sembrano provenire quando il povero genitore risentito cerca di mostrare le proprie istanze. E puoi anche chiamarli a ripetizione eh, così per gusto: non rispondono comunque. E quando trovano otto chiamate senza risposta della madre non è che un minino si preoccupano, pensando oh cielo mentre “stavo facendo altro” magari è andata a fuoco la casa, ci hanno rapinato, mia madre ha bisogno di me e mi devo precipitare come fossi Batman. Macché. Non richiamano.
Lo stesso però, ovviamente, non vale quando sono loro a scrivere alla madre, magari perché hanno bisogno di qualcosa: di essere accompagnati, ripresi, di ospitare tizia o tizio o giù di lì. Ecco, in quel caso devi rispondere subito, e di sì ci mancherebbe, perché se la prendono a male se non dai risposta – affermativa – entro due minuti. Ma come? Non lo hai visto che ti ho scritto? E lì la tentazione arriva, direttamente proprio sulla punta delle dita, di rispondere: “No, abbi pazienza ma stavo facendo altro”. Tipo lavorare, o comunque qualsiasi altra cosa che non mi ha permesso di visualizzare (altro tema: moltissimi la spunta blu dei messaggi l’hanno tolta perché sennò “si stressano”) le tue richieste. Eh no, questo a una madre non è concesso, ovvio. Questa cosa di non rispondere non è transitiva insomma, ma credo ve ne siate accorte anche voi, non dico nulla di nuovo. E ogni tanto penso, ma non era più facile la vita senza i telefonini? Per comunicare ci si doveva vedere, sì c’era il telefono di casa, ma era proprio tutt’altra roba, al limite serviva per quello che dovrebbe servire un telefono: per darsi un appuntamento, ci vediamo alla tale ora in tale posto, oppure no oggi non ce la faccio devo studiare e poi andare agli allenamenti e allora ti restava il magone fino al giorno dopo, o alla volta successiva in cui ti potevi rivedere e ti batteva forte il cuore. Ma a loro quando gli batte forte il cuore, mi domando? Mentre chattano, mentre guardano reel su Instagram, quando di preciso? Non è che voglio fare la nostalgica, sarebbe ridicolo, il mondo va avanti e se dio vuole ci mancherebbe però… però… però…
Siamo sicuri che questi benedetti aggeggi l’abbiano migliorato la comunicazione? Che servono davvero a fare “rete”, a “stare connessi”? O talvolta sortiscono invece proprio l’effetto contrario, di estraniamento, allontanamento dalla vita reale, dalle persone reali? Perché la funzione principale che dovrebbe avere una comunicazione telefonica è proprio un’altra: qualcosa da dirsi, tipo ci vediamo in un certo posto, ti va di uscire, che fai stasera, insomma cose così. Un telefono dovrebbe essere un ponte, comodissimo, su cui salire, da attraversare per trovare dall’altro lato la realtà, la vita vera, un’altra persona, non un altro cellulare.
Ecco credo che il primo passo verso questa nuova consapevolezza, rivoluzionaria, stupefacente, cari ragazzi, sarebbe quello di rispondere alle vostre mamme quando vi chiamano. Perché di sicuro è per dirvi qualcosa di importante, e i telefoni dovrebbero servire proprio a questo: a dirsi qualcosa di importante. Non vi pare?