DI CANI MAL-EDUCATI, PROPRIETARI INGNORANTI E CANI COMPETENTI

A volte mi chiedo se tutto il lavoro fatto con il mio cane nei suoi 11 anni di vita sia servito a qualcosa. A volte mi chiedo se non ho sprecato tempo, soldi anche, con educatori cinofili, ore e ore trascorse a trovare un dialogo costruttivo e rispettoso delle esigenze di un grande bracco-predatore, cercando di farle combaciare in armonia con le abitudini ed esigenze umane, a volte così tanto distanti e difficili da conciliare.

A volte, per fortuna, arriva la risposta, e mi riempie il cuore di gioia.

Stamani molto presto ho portato Cirano nella “nostra” strada per una passeggiata fresca, ho visto che un po’ più avanti c’era una signora con due cani, meticci, di mezza taglia, sciolti. Non è un problema, mi sono detta, come sempre: li lascio andare avanti, poi noi giriamo per i campi a destra e ciao, tanto Ciro viene con me.

Arrivati al bivio per girare però uno dei due, il maschio, ci ha visti, la femmina è rimasta accanto alla proprietaria, mentre lui invece ci ha raggiunti, nonostante i richiami, con fare un po’ baldanzoso: della serie qui c’è mio, te che ci fai e chi ti ha detto che ci puoi stare senza il mio permesso?

Mentre ci raggiunge trotterellando a coda ritta – la proprietaria continua a urlare, io taccio semplicemente continuando ad andare avanti con la speranza che dopo qualche passo torni dalle sue donne – Cirano si mette in posizione a “T” rispetto al nuovo arrivo. Si tratta di una posizione non belligerante, che in linguaggio cinofilo, se il soggetto in questione lo conoscesse e lo rispettasse come sarebbe bene che facesse un cane ben-educato, significa non voglio litigare con te. Ma lui nulla, si appiccica al sedere di Cirano, che continua a camminare verso di me, guardandomi e chiedendomi che fare. Quando il tuo cane emette il comportamento corretto verso un altro cane, mentre questo ne ignora il significato e lui ti guarda perplesso come a chiederti che si fa con questo cafone? ti si apre il cuore. Perché vuol dire tante cose. Vuol dire che ce li hai davanti, i frutti di anni di lavoro, di costruzione di una relazione sana e solida, non basata sull’ubbidienza, che di per sé non ha senso e non esiste – come mostra il nostro amico ignorando totalmente le urla della proprietaria, che comunque non si è mossa di un passo da dove era, mentre noi continuiamo a camminare nella direzione opposta.

Il rompiscatole appiccicato al sedere di Ciro, con fare da bulletto (un po’ di pit nel suo sangue di sicuro c’è), Cirano che continua a guardarmi chiedendo che fare. Io lo rassicuro, gli dico che è molto bravo, sperando che l’atteggiamento indifferente di Cirano, il mio tono di voce calmo e tranquillo e i passi lenti ma costanti scoraggino il molestatore da continuare a seguirci. Macché.

A questo punto penso che sia meglio tornare indietro, tanto quello non molla, la sua padrona resta dov’è a urlare, tanto vale riportarglielo indietro, sperando che la pazienza di Cirano duri nel tragitto, e che non cambino gli equilibri riavvicinandosi alla sua proprietaria e all’altra canina.

È andata bene, lo dico subito sennò state anche voi con il fiato sospeso come sono stata io. Un paio di volte Ciro è stato tentato da comunicargli in maniera più decisa, peraltro con il suo vocione e la sua stazza da quasi 40 chili ne avrebbe anche tutto il potenziale, ma gli ho chiesto di non farlo, ed è stato davvero molto bravo.

Come previsto, arrivati vicino alle sue due donne il ragazzo ha ben visto di alzare la cresta e di tentare un atteggiamento più aggressivo, a quel punto, ormai prossima la sua padrona mi sono arrabbiata io, e gli ho tirato un urlo deciso mettendomi in mezzo tra lui e Cirano. Per fortuna questo è servito a destabilizzarlo un attimo, e alla sveglia proprietaria a riacchiappare il damerino.

Le ho suggerito, anche troppo garbatamente, di imparare a gestire meglio il suo cane, altrimenti se non è in grado di farlo di tenerlo legato.

Sarcastica mi ha detto “Grazie per la lezione”. Eh no signora cara, non ringrazi me per la lezione, ringrazi piuttosto il buon senso, l’educazione e la competenza del mio cane, perché se al posto suo ce n’era un altro tipo il suo bel maleducato non era finita per niente bene.

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