Quest’anno non l’ho guardato il palio, e ho fatto bene.
Da quando ero piccola, anzi piccolissima, il palio si è sempre seguito in casa, mio padre era un grande appassionato, con amici fantini e allenatori che anche io ho conosciuto e frequentato.
Figuriamoci che il primo cavallo di cui ho memoria è proprio un cavallo del palio.
Abbiamo sempre discusso, fin da bambina appunto, spesso litigato, guardando in tv questa folle corsa, che non ho mai visto dal vivo e che ho sempre visto con occhio critico, anche se appunto ero solo una bambina.
L’ho sempre guardato con l’ansia nel cuore, il battito accelerato, con il terrore che si facesse male qualche cavallo, cosa che poi puntualmente, e inevitabilmente, accade.
No, il Palio non mi piace, non me ne vogliano gli amici senesi, non me ne voglia chi lo segue con grande passione e ardore, chi ci lavora, chi ne conosce ogni singolo aspetto: lo so che lo fate con “passione”, che ai cavalli “gli volete bene”, li trattate come cristiani, li portate in clinica a operare una volta fratturati e che poi semmai esiste anche un pensionato dove possono essere ospitati a vita se non sono più in grado di fare niente. E se invece vanno abbattuti ci piangete, oh se ci piangete, ma questa era la loro sorte e hanno combattuto con gloria.
So anche che ci sono ambienti molto più crudeli con i cavalli, perfino quelli che sembrano più patinati, anzi proprio quelli, so tutto.
Perché il mondo dei cavalli lo conosco e bene, in ogni suo ambito e quindi parlo con cognizione di causa.
So dunque che ci sono realtà anche meno in vista del palio di Siena, dove accadono cose terribili, ma siccome non se ne dà notizia in Tv o sui social è come se non esistessero.
Ma non per questo mi piace il palio di Siena, anzi non mi piace doppiamente: perché essendo così famoso e in vista dovrebbe cominciare a porsi nell’ottica di dare il buon esempio.
Il mondo sta cambiando, e la sensibilità verso gli animali si sta modificando, non sempre in maniera equilibrata, ne convengo, ma ad ogni modo adesso molti guardano con “occhi diversi”, forse non ancora con quelli giusti, ma ci arriveremo, o almeno lo spero.
Ecco, il punto è che io ho sempre guardato, fin da bambina, con gli occhi degli animali, ed è proprio attraverso gli occhi dei cavalli che ribadisco: il palio non mi piace. Perché nessun cavallo al mondo se fosse davvero ascoltato sceglierebbe di mettersi in una condizione del genere.
Il fatto che poi ci stiano, e che vinca addirittura un cavallo scosso, dovrebbe dircela lunga e farci capire la grandezza di questi animali, la loro forza, il loro coraggio, e la loro enorme fragilità al tempo stesso.
E quanto siamo piccoli, stupidi, ciechi e incapaci di vedere e capire la loro natura profonda.
Quando penso al cavallo quello che provo è un enorme senso di gratitudine, per tutto quello che ha fatto per l’uomo nel corso della storia: non ci saremmo mai evoluti senza le gambe del cavallo, che in alcuni contesti siamo disposti a mettere a repentaglio con tanta leggerezza. Alle loro gambe, al loro cervello, alla loro schiena, al loro coraggio dobbiamo tanto. E non mi capacito di come non si riesca a capire questo, e a rendere onore a queste creature magnifiche che ci hanno permesso di diventare quello che siamo.
Inchiniamoci dunque davanti al cavallo che taglia il traguardo del Palio “scosso”, non perché lo vince, semplicemente perché ha più cervello di noi.
Anche di fronte alle nerbate ininterrotte del fantino dell’Aquila (e non solo le sue) chiniamo il capo, ma per la vergogna.